Piano Nazionale di Sostegno, Rallo: strumento indispensabile anche dopo 2020

Aiuti a promozione hanno favorito export, passato dai 3,6 miliardi di euro del 2006 a 5,6 miliardi del 2016. Il Convegno Osservatorio del Vino sul Piano Nazionale di Sostegno tra tendenze e prospettive

OsservatoriodelVino

Verona, 11 aprile 2017 – “Il Piano Nazionale di Sostegno rappresenta un unicum nel panorama delle risorse finanziarie previste nell’ambito della Politica Agricola Comune UE. La specificità degli strumenti previsti dalla PAC per il vino, introdotti con la riforma del 2008, ha favorito lo sviluppo del comparto, migliorandone la competitività sui mercati internazionali. Accogliamo quindi con favore la decisione della Commissione Europea di confermare il Piano Nazionale di Sostegno per la programmazione 2018-2023, anche se le risorse finanziarie sono ad oggi garantite fino al 2020, anno in cui dovrà essere adottato il nuovo budget settennale dell’Unione Europea. Oggi l’obiettivo è investire i 335 milioni di euro annui del PNS nazionale, assicurando la qualità della spesa, al fine di migliorare le performance del settore”. Così Antonio Rallo, Presidente dell’Osservatorio del Vino, è intervenuto durante il Convegno organizzato dall’Osservatorio, dal titolo: “Piano Nazionale di Sostegno, tendenze e prospettive” tenutosi oggi, 11 aprile 2017, in occasione di Vinitaly.

 

In base ai dati dell’Osservatorio il Piano ha agito in maniera positiva su diversi fronti, dalla vigna all’export. Tra il 2000 e 2016, mediante la misura ristrutturazione e riconversione vigneti, sono stati rinnovati circa 235 mila ettari, 36% della superficie vitata nazionale (attualmente di 645.000 ettari). L’Italia produce in media la stessa quantità di vino del 2001 (52 milioni di ettolitri nel 2001 vs circa 50 nel 2016), nonostante la sua superficie vitata conti 150.000 ettari in meno rispetto a quell’epoca. Tale dato suggerisce che, al netto degli espianti, si è verificato un aumento medio delle rese, dovuto al reimpianto di vigneti secondo canoni più razionali e performanti. Si è verificato, inoltre, un trasferimento consistente di ettari vitati dalle regioni del sud Italia (Sicilia, Puglia) ad alcune regioni del nord (Veneto, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia), nelle quali le rese produttive sono notoriamente più elevate, soprattutto per alcune varietà di uva a bacca bianca (es. Glera e Pinot Grigio, la cui superficie vitata è aumentata di 24.500 ettari tra il 2010 e il 2015).

 

I dati dell’Osservatorio del vino relativi al bilancio delle esportazioni nel 2016, mostrano un sistema del vino italiano in buona salute, dinamico e reattivo. La promozione dei vini nei Paesi terzi, che assorbe un budget di circa 200 milioni di euro l’anno, cofinanziato al 50% dal PNS, ha favorito in maniera determinante l’aumento dell’export di vino italiano, passato da 3,6 miliardi di euro del 2006 a 5,6 miliardi di euro nel 2016. Diventa ancora più urgente, a fronte di questo risultato, un forte impegno del Mipaaf nell’approvazione di un nuovo decreto per superare le criticità di quello vigente, che non ha permesso di impiegare tutti i fondi messi a disposizione dall’OCM, ad oggi solo parzialmente utilizzati.

 

“È prioritario – conclude il Presidente Rallo – mantenere e migliorare il Piano Nazionale di Sostegno, concentrando gli investimenti sugli interventi strategici per il settore e assicurando il budget anche dopo il 2020 (nuova programmazione). Se da un lato è prevista la gestione dei fondi comunitari da parte delle amministrazioni territorialmente più vicine alle imprese (le Regioni), è altresì essenziale il ruolo di coordinamento e pianificazione di lungo periodo delle politiche di settore da parte del Ministero delle Politiche Agricole; in particolare, rispetto all’implementazione delle misure ‘promozione’ e ‘investimenti’, è indispensabile una strategia organica a livello di Paese, condivisa dal mondo produttivo”.

 

 

 

 

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