Oltrepò, un metodo classico più giovane?

L'invito venuto dalla cooperazione nel corso dell'incontro tenuto a Stradella: abbassare da 15 a 9 mesi il periodo minimo di permanenza sui lieviti per il Pinot metodo classico

C’è spazio sul mercato per uno spumante metodo classico a base Pinot nero meno impegnativo dell’attuale. L’Oltrepò incominci a ragionarci sopra. E’ questo l’invito arrivato al termine dell’incontro organizzato da Legacoop e Confcooperative a Stradella, nel corso del quale i grandi calibri delle due associazioni – Maurizio Luppi e Maurizio Gardini – oltre alle solite raccomandazioni sulle fusioni e aggregazioni, hanno invitato il territorio a riflettere sulla possibilità offerta dai mercati di assorbire spumanti metodo classico non per forza di grandissimo spessore, come previsto dall’attuale disciplinare della Docg OP metodo classico, ma anche di consumo quotidiano. Alla Prosecco, insomma, nome non pronunciato, ma la cui case history di successo ha sicuramente aleggiato nella sala del centro culturale del paese della valle Versa.
A supportare la richiesta, espressa formalmente dal professor Alberto Zaccone, dell’Università di Piacenza, vi sono alcuni produttori, fra tutti Ricardo Ottina dell’azienda Montù, ex La Versa, che da tempo – pur fuori dal Consorzio – batte il chiodo perchè venga modificato il disciplinare di un vino che a suo dire avrebbe più possibilità di commercializzazione in una fascia compresa tra 5-7 euro, dove oggi furoreggiano i Prosecchi. E l’abbassamento del periodo minimo di permanenza da 15 a 9 mesi (il Cruasé ne ha addirittura 18) potrebbe essere una delle leve per abbassare i costi di produzione e quindi potersi presentare con un metodo classico più snello, che faccia concorrenza proprio al Prosecco.
Il Consorzio per ora non ha preso posizione ufficiale sulla questione, di per certo si sa che l’incontro a Stradella non è piaciuto troppo ai vertici, essendo stato percepito come intervento a gamba tesa. Alla fine all’incontro ha comunque partecipato (da spettatore) il solo direttore Marenghi.
Comunque, al di là delle invasioni di campo, presunte, reali o percepite, resta un problema a cui il territorio dovrebbe cercare di dare una risposta: secondo la cooperazione e i sostenitori dell’abbassamento del periodo minimo (in teoria qualcuno ha ventilato anche l’ipotesi della creazione di una nuova Doc, sempre metodo classico, ma qui i tempi si allungherebbero, visto che la pratica deve andare a Bruxelles), lo spumante oltrepadano soffre nella fascia alta la competizione di altri vini già da tampo affermatisi ed entrati nelle carte dei vini dei ristoranti lombardi (Franciacorta) o della distribuzione organizzata (Trento), mentre ci sarebbe spazio per un prodotto di medio livello. Ipotesi sostenuta anche dagli interventi di due giganti della Gdo – guarda caso sempre cooperativi – Conad e Coop, presenti rispettivamente con Giovanni Panzeri – marketing manager marchio commerciale – e Sergio Soavi – responsabile nazionale prodotti tipici, i quali, pur non addentrandosi nel problema specifico, si sono limitati a sottolineare come l’Oltrepò metodo classico fatichi un po’ sugli scaffali (la situazione della cantina La Versa, una delle poche ad essersi costruita un marchio, è sotto gli occhi tutti) e che forse l’opzione del cambio potrebbe valere la pena di essere esplorata.
Lunedi intanto si è svolta l’assemblea dei soci del Consorzio, che ha eletto il nuovo consiglio d’amministrazione, il quale a sua volta provvederà prossimamente all’elezione del presidente per il prossimo triennio. Si partirà probabilmente da qui.

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