La pubblicità fa scegliere, non bere

Uno studio dell’Università di Austin ha rilevato che non c’è una diretta relazione tra la spesa nella pubblicità degli alcolici ed i consumi totali. L’advertising guida invece la scelta e spinge il marchio

Tra il 1971 e il 2011 la spesa per l’advertising degli alcolici negli Stati Uniti si è incrementata del 400%, seguendo una curva di crescita pressoché regolare in quarant’anni; diversamente l’andamento dei consumi è stato fluttuante oltre che influenzato da fattori quali le variazioni demografiche, delle tasse e delle retribuzioni della popolazione. Non vi sarebbe dunque una diretta relazione tra l’aumento della pubblicità e la crescita dei consumi generali di alcolici. Questo è uno dei risultati cui sono giunti alcuni ricercatori dell’Università del Texas di Austin, guidati dal professor Gary Wilcox.

Quelli in pubblicità non sono tuttavia certamente soldi buttati! I ricercatori di Austini riconoscono che la pubblicità da una spinta positiva ai marchi, veicolando la scelta di un prodotto su un altro, e sarebbe, inoltre, particolarmente efficace quando informa il consumatore rispetto a disponibilità e prezzo dei prodotti.

I risultati di questa ricerca s’inseriscono nel dibattito – vivo negli Stati Uniti ma anche in diversi altri paesi – sulle possibili conseguenze negative della pubblicità degli alcolici sulla salute pubblica. Ricordiamo che nella città di Los Angeles, ad esempio, a partite dallo scorso gennaio, per una politica di protezione dei giovani e di lotta all’alcolismo,  è vietato pubblicizzare gli alcolici in alcuni luoghi di pubblico transito, quali ad esempio le pensiline degli autobus; norma simile è in vigore da diversi anni anche in a Seul in Corea del Sud (ne avevamo parlato qui).

Da parte sua l’industria degli alcolici statunitense – anche allo scopo di evitare nuove restrizioni governative – sta promuovendo campagne per il consumo responsabile, cercando di autoimporsi regole, come lo sono le linee guida del Beer Institute sull’advertising e sul marketing (il Beer Institute advertising and marketing code) che suggeriscono di non essere mai indulgenti nelle campagne pubblicitari sull’uso smodato di alcolici o sulla guida in stato di ebbrezza.

FEB

Sezione: Dai Mercati. Tag: adv, advertising, Beer Institute, Gary Wilcox, marketing, pubblicità e Università del Texas. Area Geografica: USA. Categorie News Corriere: Consumi e Marketing.

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