Etichette: i canadesi rifiutano le diciture ingannevoli

Nuove regole dopo un sondaggio dalla Canadian Food Inspection Agency che ha evidenziato la volontà dei consumatori di conoscere con più precisione l’origine del vino

L’ente governativo canadese per la sicurezza alimentare - Canadian Food Inspection Agency (CFA) – ha promosso e realizzato un sondaggio sull’etichettatura del vino, coinvolgendo quasi novecento persone tra consumatori, membri e responsabili delle associazioni di settore, dell’industria vitivinicola e di organizzazioni governative e non governative.

La dicitura “Cellared in Canada by…” (vinificato in Canada da…), utilizzata da oltre vent’anni per indicare un prodotto finito e imbottigliato in Canada a partire da un blend variabile di vino locale e vino o mosti provenienti dall’estero, era già stata negli anni scorsi giudicata ingannevole dall’opinione pubblica. La CFA ha quindi creato una nuova dicitura, oggetto del sopracitato sondaggio.

La dicitura proposta, che sostituisce la precedente, prevede una differenziazione tra blend elaborati principalmente con “ingredienti” importati (primarily imported wines) e

e blend in cui vi è una maggior percentuale di prodotto locale (primarily domestic wines). Per la prima categoria la dicitura proposta è stata “International blend from imported and domestic wines”, mentre per la seconda “International blend from domestic and imported wines”.

L’81% di coloro che hanno risposto al sondaggio ha approvato la nuova proposta, mentre il restante 19% si è dichiarato contrario. Il sondaggio permetteva inoltre di fare dei commenti: ne sono stati raccolti 512. Tra le note, quelle positive hanno soprattutto sottolineato che le nuove diciture proposte sono più chiare e meno ingannevoli delle precedenti, più rispettose dell’industria vitivinicola locale ed in generale rendono più facile al consumatore la distinzione tra le due macro tipologie di prodotto.

Più interessanti i commenti provenienti da chi ritiene inadeguata la nuova dicitura, definita ancora troppo confusa e che non attende alla volontà dei consumatori di conoscere chiaramente origine del prodotto, oltre alle percentuali tra basi locali e basi importate. Parte dei contrari sottolinea la poco percettibile differenza tra le due diciture. È stato inoltre notato che nella dicitura in lingua francese, il termine Canadian sostituisce impropriamente l’inglese “domestic” (“nazionale”).

Un altro dato molto interessante è quello relativo alla percentuale di approvazione delle nuove diciture per categoria di rispondenti. Se, infatti, in generale queste piacciono al 76% del pubblico generico, la percentuale di approvazione sale all’82% tra appassionati di vino, ristoratori e sommelier, al 88% tra i produttori e fino al 100% tra i membri delle associazioni di categoria.

Visti i risultati del sondaggio le due nuove diciture sono da utilizzarsi a partire dallo scorso 12 marzo. Un plauso al nuovo regolamento è arrivato dalla Canadian Vintners Association (CVA).

FEB

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