Cambiamenti climatici e influenza in vigneto

Un convegno in occasione dell'Anteprima del Montepulciano d'Abruzzo ha fatto il punto su questa tematica di attualità

AnteprimaMontepulciano_convegno

di Sebastiano De Maria

 

Dal 1 al 3 marzo, negli spazi espositivi della Camera di commercio di Chieti, si è svolta la seconda edizione dell’Anteprima Montepulciano d’Abruzzo, un concentrato d’incontri d’affari con stampa, opinion leader e buyers da ogni dove, degustazioni guidate e seminari tematici, al centro il territorio, il Montepulciano e gli altri autoctoni. Rispetto alla prima edizione, la manifestazione non solo ha fatto registrare un’importante evoluzione nelle aziende espositrici, ma ha anche decretato, come novità assoluta, l’apertura al territorio, ai suoi prodotti, alla sua cucina.

Una meticolosa attività di selezione, infatti, c’è stata alla base della scelta dei mercati di riferimento, cercando di preferire tutti quegli elementi che possano trasmettere al consumatore finale, attraverso il vino, la vera espressione del territorio abruzzese. Concetti espressi con chiarezza da Silvio Di Lorenzo, presidente del Centro Regionale delle Camere di Commercio dell’Abruzzo, che ha voluto rilevare come “dedicare una manifestazione al Montepulciano significhi rimarcare il peso e il ruolo che ha questo vitigno nella riconoscibilità della Regione nel mondo”. Lo stesso dirigente, poi, ha ricordato i numeri importanti della denominazione, affermando che “con i suoi 900.000 ettolitri, rappresenta il 75% del totale regionale”.

Tra gli appuntamenti in programma, di particolare interesse, sia per i relatori presenti, sia per l’attenzione della platea vista l’attualità del tema, è stato il convegno sull’influenza dei cambiamenti climatici sui vigneti. Diversi i temi trattati, tra cui le conseguenze nella pratica enologica, fino all’evoluzione del gusto dei consumatori in funzione di tali variazioni. Tra i relatori, il volto televisivo del metereologo Francesco Laurenzi che, attraverso un’analisi storica, ha precisato che “già nel Medioevo si coltivava la vite nell’attuale Inghilterra, evoluzione confermata anche dalle attuali tendenze climatiche, figlie dell’attività dell’uomo, come l’effetto serra, che porteranno a uno spostamento delle zone subtropicali verso latitudini superiori”. Lo stesso Laurenzi, poi, pone l’accento su un aspetto forse trascurato: “Gli effetti economici del cambiamento climatico influiranno in maniera decisiva sul mercato del turismo, dove quello agroalimentare ha superato quello dell’arte”. “I dati raccolti in Abruzzo negli ultimi decenni – spiega Bruno Di Lena, responsabile del servizio meteo regionale – hanno fatto registrare un anticipo delle fasi fenologiche e quindi della vendemmia, in cui l’effetto più preoccupante è un disaccoppiamento tra la maturazione tecnologica e quella fenolica, con tutte le difficoltà che questo porta in termini enologici”.

Sulla stessa lunghezza d’onda l’enologo Francesco Bordini, che ha poi rilevato la necessità di “mettere in atto tutte quelle pratiche agronomiche e non, in modo che la vite non risponda a queste dinamiche ambientali, come una maggiore copertura, e in tal senso le pergole sono una risorsa, utilizzando vitigni tipici di un territorio che si adattano prima ai cambiamenti climatici, o prodotti naturali per proteggere i vigneti, come caolino e bentonite”. L’intervento più accorato è stato quello di Francesco Paolo Valentini, storico produttore, che ha ammesso la “difficoltà oggettiva, per un artigiano del vino”, come ama definirsi, “di vinificare con uve non perfettamente equilibrate, mentre va preso atto di quest’evoluzione”, continua lo stesso produttore, “che va comunicata e non nascosta, soprattutto per tutelare l’importante patrimonio viticolo abruzzese”.

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