California, sarà guerra tra vino e marijuana?

La legalizzazione del consumo della cannabis a scopo ricreativo apre nuovi scenari su mercato, consumi, superficie agricole e manodopera disponibili. Già pronto un vino con THC ma analcolico

A partire dal primo gennaio scorso in California è legale il consumo della marijuana a scopo ricreativo all’interno di proprietà private. Il Bureau of Cannabis Control ha cominciato ad assegnare le prime licenze di coltivazione, lavorazione e vendita.

L’età minima per il consumo, il possesso (massimo un’oncia, cioè circa 28,5 g), la coltivazione (massimo 6 piante) è di 21 anni, mentre l’acquisto di cannabis ad uso terapeutico – secondo precise indicazioni mediche – è possibile a partire dai 18 anni. Sulle pagine di Let’s Talk Cannabis, pubblicate sul sito del California Department of Public Health, sono disponibili informazioni chiare sulla normativa e sugli effetti del consumo sulla salute.

Si aprono così nuovi scenari di mercato, di sfruttamento della superfici agricole disponibili, e perfino problemi circa la disponibilità di manodopera.

Dal punto di vista del mercato, ci si chiede prima di tutto se la possibilità di consumare erba influenzerà il mercato delle bevande alcoliche.

Si consumeranno meno vino o birra? Si deve in proposito poi considerare che attualmente in California non è possibile vendere alcolici nella stesso luogo in cui si vende cannabis (anche se, come si legge in questo comunicato dell’Alcoholic Beverage Control, non sembrano esserci ostacoli al possesso della licenza ABC, relativa agli alcolici, in contemporanea con quella che permette la vendita di cannabis). Nei bar e ristoranti californiani con licenza ABC non sarà quindi possibile portare o consumare marijuana (che, curiosamente, non può essere consumata o posseduta nemmeno nei territori sottoposti al legge federale, come ad esempio i grandi parchi naturali). Oltretutto è assolutamente vietato mischiare alcolici con la cannabis, ma qualcuno ha già pensato a produrre un vino analcolico contenente il principio attivo della cannabis. Si tratta del Weed Wine, un Sauvignon blanc dealcolizzato contenente 16 mg di THC per bottiglia, prodotto dalla Winbel Coast Winery di Sonoma.

Alla marijuana stanno inoltre già guardando alcuni dei più importanti player del mercato del vino. Come si leggeva già nell’ottobre scorso su Maininger, Constellation Brand ha annunciato di avere acquisito alcune quote della canadese Canopy Growth Corporation, produttore di cannabis per uso terapeutico e seconda azienda della cannabis di tutto il nord America.

Secondo le previsioni degli analisti del gruppo finanziario Cowen, il mercato della cannabis potrebbe infatti arrivare al valore di 50 miliardi di dollari negli Stati Uniti entro il 2026. E’ un’opportunità che non può essere trascurata dai grandi gruppi e che oltretutto apre, soprattutto in California (primo produttore statunitense di vino), il problema dello sfruttamento delle superfici agricole. Secondo quanto dichiarato alla CNBC dal broker immobiliare John Bergman un acro di terreno sfruttato per la coltivazione di cannabis può arrivare a valere più un milione di dollari, mentre un acro di vigneto della Contea di Sonoma non vale più di 200.000 dollari (del valore dei vigneti in California abbiamo parlato qui. Ciò potrebbe rompere gli equilibri oggi in essere.

Vi sono poi tra i viticoltori forti preoccupazioni relative alla disponibilità di manodopera, già espresse in passato, quando in California era possibile produrre e consumare marijuana a solo scopo terapeutico (ne avevamo parlato qui). L’ultimo Wine and Weed Symposium, evento tenutosi a Sonoma e organizzato allo scopo di presentare ai viticoltori l’industria della cannabis è andato sold out (il prossimo Symposium si terrà ad agosto 2018).

Cosa succederà?

 FEB

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