Argentina, momento difficile per il settore vitivinicolo

Il paese è inondato dallo sfuso cileno a basso prezzo che imbottigliato localmente vale oggi il 15% dei consumi nazionali. Protestano i viticoltori, colpiti anche da un consistente calo delle vendite all’estero

In Argentina, gli effetti del consistente calo di produzione seguito a due vendemmie povere si stanno ripercuotendo sulle importazioni di vino, a favore soprattutto del vicino Cile, oggi primo fornitore del paese.  La vendemmia del 2016 è stata la peggiore degli ultimi 60 anni (si veda qui) e la successiva nettamente inferiore a quanto atteso (si veda qui).

Come si può leggere sulle pagine del quotidiano argentino d’informazione economica Ecocuyo, che cita dati dell’Instituto National de Vitivinicultura (INV), a peggiorare le sorti di un settore già in difficoltà, tra gennaio e giugno di quest’anno sono entrati in Argentina ben 52,6 milioni di litri (526.000 hl) di vino sfuso cileno, un record ben superiore al primato precedente, anno 2010, quando in un anno intero erano arrivati 287.000 ettolitri.

Negli stessi sei mesi le cantine argentine hanno immesso sul mercato 3,35 milioni di ettolitri di vino, volume fatto in parte dallo sfuso cileno imbottigliato in Argentina. Così, a conti fatti, i 52,6 milioni di litri di vino in cisterna arrivato da oltre le Ande valgono il 15% delle vendite di vino del primo semestre.

Su fronte interno inoltre, i viticoltori chiedono da anni una rivalutazione del prezzo delle uve, e il massiccio arrivo di vino cileno sfuso a basso prezzo non fa che gettare benzina sul fuoco, tanto che gruppi di produttori quali l’Asociación de Viñateros Independientes de San Juan sta pensando di realizzare dei picchetti alle frontiere per impedire l’accesso dei camion cisterna provenienti dal Cile (qualcosa di simile successe lo scorso anno al confine di Boulou, tra Spagna e Francia, quando i viticoltori d’oltralpe bloccarono i camion di vino provenienti dalla penisola iberica, ne avevamo parlato qui).

Qualcosa si muove anche a livello amministrativo e governativo.  Il governo di Mendoza ad esempio ha innalzato dall’inizio dell’anno i dazi d’ingresso per il vino (dal 4 al 6%), il governo nazionale sta verificando invece che non ci sia in corso un caso di dumping.

Nel frattempo l’industria vitivinicola Argentina sta soffrendo anche di un calo delle esportazioni, diretta conseguenza della mancanza di magazzino.

Tra gennaio e maggio l’invio all’estero di vino imbottigliato è calato del 10% sullo stesso periodo dell’anno precedente, quello di vino sfuso del 48% e quello di mosto del 53%.

FEB

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