Wine Institute: i dazi cinesi freno per l’export di vino

Occorre una soluzione alla controversia commerciale: i produttori californiani sarebbero in grande svantaggio rispetto a chi ha in atto accordi di libero scambio con la Cina

Lo scorso 23 marzo, il ministro del commercio della Repubblica Popolare di Cina ha annunciato la possibilità d’imporre un dazio del 15% su alcuni prodotti (alimentari e non) in arrivo dagli Stati Uniti; tra questi anche il vino.  L’annuncio è stato dato con un comunicato comparso sul sito web del Ministero (si veda qui).

La presa di posizione cinese è una palese risposta alla decisione del governo Trump di aumentare, per motivi di “sicurezza nazionale”, le tariffe sull’acciaio e l’alluminio cinesi.

Immediate le reazioni dell’industria vitivinicola californiana. Robert P. “Bobby” Koch, Ceo del Wine Institute, ha dichiarato a questo proposito che le ritorsioni cinesi contro il vino americano metterebbero i produttori di vino americani in forte svantaggio rispetto ai produttori di paesi con cui la Cina ha in atto accordi di libero scambio. Il vino non dovrebbe essere obiettivo delle ritorsioni commerciali, e urge trovare una soluzione alla controversia in corso. Com’è noto la Cina è uno dei mercati del vino in più rapida crescita; l’export vinicolo statunitense verso questa destinazione è cresciuto del 450% negli ultimi dieci anni, facendo segnare (Hong Kong compreso) un +10% in valore nel 2017 vs anno precedente. La Cina è oggi il quinto mercato per valore dell’export di vino della California (dopo Unione Europea, Canada, Hong Kong e Giappone).

FEB

 

Sezione: Dai Mercati. Tag: acciaio, dazi, libero scambio e Wine Institut. Area Geografica: Cina e USA. Categorie News Corriere: Fiscalità e Mercati.

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