Vino e diritto alla cantina di Negrar

Il resoconto del convegno di aggiornamento sulla legislazione vitivinicola promosso dallo Studio Legale Beghini di San Pietro in Cariano

Il bisogno, si sa, aguzza l’ingegno, ed in tempi di crisi economica come quella attuale, che incide sempre più sugli acquisti degli italiani, capita anche di trovare in vendita nel veronese vini Igp che, nel marchio o nella descrizione aggiuntiva dell’etichetta, riportano “alla maniera di”, sul “genere di” o “tipo”, giusto per rispondere alla richiesta dei consumatori di vini più economici che, però, evochino nel nome i vini Doc più blasonati del territorio. A mettere in guardia i vignaioli veronesi sull’uso corretto della denominazione Igp Verona sono stati  Biagio Morana, responsabile dell’ispettorato controllo qualità repressione frodi di Verona e Nicola Bottura di Siquria (Società italiana qualità rintracciabilità alimentare), intervenuti al convegno “Vino e Diritto” promosso per il terzo anno dallo studio legale di Alessia Beghini di San Pietro in Cariano (VR) e svoltosi con grande partecipazione di pubblico a fine novembre alla Cantina Valpolicella Negrar.

 

Controlli? Da aumentare e migliorare quelli all’estero! A fronte dei “furbetti dell’etichetta”, Gianluca Fregolent, direttore dell’ispettorato controllo qualità repressioni frodi del Triveneto ha contrapposto i buoni risultati di trasparenza ottenuti quest’anno nella campagna “Vendemmia Sicura 2012″ intrapresa nei territori di Collio, Prosecco, Valpolicella e Soave grazie alla fattiva collaborazione tra “controllati e controllori” e all’attività di tutela, “non di repressione” ha specificato Fregolent -, condotta con fermezza dall’ente da tre anni a questa parte, anticipando in conclusione la volontà di semplificare e concertare maggiormente i controlli. Di troppa burocrazia, infatti, le aziende vitivinicole possono anche morire. “I viticoltori devono preoccuparsi di fare un grande vino in campagna e in cantina nonché di venderne il più possibile al prezzo migliore, vista la competizione mondiale, e per farlo hanno bisogno di non essere distratti troppo da altre attività, mentre attualmente un terzo del personale in un’azienda deve essere dedicato ad espletare le pratiche burocratiche”, ha affermato Daniele Accordini, direttore di Cantina Valpolicella Negrar. “Uno dei maggiori problemi della nostra denominazione è combattere la falsificazione, che nella maggior parte dei casi avviene all’estero, dove i controlli sono più difficili  da fare, dunque le verifiche devono esserci, anzi, è una tutela per gli onesti – ha continuato Accordini – ma in Italia abbiamo 11 o più enti controllori che spesso fanno le stesse cose mentre in Francia ce ne sono solo tre. La domanda dei prodotti “made in Italy” è sempre presente, soprattutto nei mercati esteri, ma per soddisfarla il Paese ha bisogno di una grande opera di sburocratizzazione – ha concluso Accordini – e deve cambiare anche l’approccio del pubblico con l’impresa, che non deve essere vista con diffidenza, perché la stragrande maggioranza delle imprese agricole sono oneste e virtuose”.

 

Forza lavoro e contributi per le aziende agricole. Il dibattito è continuato con l’intervento di Luigino Bertolazzi, presidente di Assoenologi Veneto Occidentale, che ha fatto il punto sull’utilizzo della forza lavoro nelle aziende agricole dopo la riforma Fornero, entrata in vigore lo scorso 18 luglio. Una riforma questa positiva sulla carta, perché doveva incentivare il lavoro a tempo indeterminato, rendendo più “sfavorevoli” dal punto di vista dei costi i contratti a termine, ma che, in una situazione di forte contrazione del mercato del lavoro, ha fatto perdere il contatto diretto del lavoratore con le aziende agricole e, a causa dei tempi maggiori di sosta tra un contratto e l’altro, favorito il ricambio continuo della forza lavoro stagionale”. A conclusione del convegno, Luca Furegon, dirigente settore produzioni zootecniche e vegetali Avepa, ha illustrato i contributi europei, nonché i bandi in corso e in programma per il 2013 messi a disposizione dalla Regione Veneto attraverso il Piano di Sviluppo Rurale. Contributi che però, spesso non vanno a buon fine per l’imperizia che il viticoltore dimostra di avere nella conoscenza delle caratteristiche del bando che eroga i fondi.

 

Related posts

Commenta questo articolo

Top