Maremma e Morellino, la convivenza possibile

La nuova Doc e la storica Docg non hanno ancora trovato una via virtuosa per collaborare su obiettivi comuni, ma per trovare le soluzioni basterebbe lavorare insieme per raggiungere una visione territoriale condivisa

maremma toscana morellino

Questo articolo è la sintesi di un’inchiesta di Stefano Tesi pubblicata sul nuovo numero del Corriere Vinicolo

La denominazione Maremma toscana, nata solo nel 2011, non ha ancora trovato una sua collocazione specifica, anche per i rapporti non sempre collaborativi con il Consorzio del Morellino. Il problema è l’assenza di una linea condivisa che dia priorità alle specificità di un territorio ancora troppo frammentato tra chi preferisce salvaguardare il passato e chi guarda invece al domani. Senza dimenticare che per quanto riguarda le vendite c’è chi è già orientato verso panorami orientali e chi invece ha negli occhi i classici mercati esteri. Attraverso le interviste ai più importanti protagonisti della regione tracciamo il ritratto di una regione che sta definendo la sua identità.

Il Morellino di Scansano, ormai ben assestato sulla piazza italiana, non è però ancora riuscito a convincere i consumatori all’estero (a oggi l’export è solo il 20% del totale). La denominazione Maremma toscana d’altra parte ambisce a rendersi sempre più indipendente da uve Sangiovese, che presto non dovranno più essere obbligatoriamente presenti nel Rosso (mentre oggi la percentuale minima è fissata al 40%). Una via scelta per consentire di rientrare nella Doc a molti famosi rossi maremmani attualmente rubricati come Igt.

“La Doc Maremma toscana è un progetto nel quale in passato ho creduto molto, ma mancano le pedine giuste: quelli che hanno interessi fuori dalla Maremma si occupano troppo delle proprie aziende e troppo poco del nostro territorio”, sintetizza Benedetto Grechi, presidente della Cantina dei Vignaioli del Morellino di Scansano. “Vogliono controllare ma non crescere davvero. In questo modo, però, la Doc fa gli interessi del vino, non della Maremma”.

Il paradosso maremmano è proprio questo: le due denominazioni sono virtualmente complementari eppure completamente diverse, avrebbero identiche finalità strategiche ma sono divise da filosofie opposte. Il comune territorio fa anche sì che moltissimi produttori appartengono ad ambedue le denominazioni. Con la conseguenza di essere costretti a barcamenarsi in equilibrismi politici che alla fine si traducono in scelte solitarie.

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