L’export vinicolo australiano si fonda sui FTA

Nell’ultimo bollettino di Wine Australia, una rassegna degli accordi commerciali che spingono il mercato estero di un settore che manda oltre confine più del 60% della sua produzione

Il vino australiano ha una forte vocazione all’export. Oggi circa il 63% dell’aussie wine prende la via del mare, per raggiungere i mercati esteri: si tratta per il 2018 di 8,52 milioni di ettolitri (+10% vs 2017) e di un fatturato FOB di 2,8 miliardi di AUD (1,76 miliardi di euro circa), valore cresciuto del 20% nel 2018 rispetto all’anno precedente (qui maggiori dettagli sull’attuale situazione dell’industria del vino in Australia).

Alla fortuna delle esportazioni concorrono senza dubbio i diversi accordi commerciali intessuti dall’Australia con i paesi di destinazione. Wine Australia, nel suo ultimo bollettino, propone una rassegna degli undici accordi commerciali che maggiormente interessano il vino. Vediamo i principali (qui l’analisi completa)

fonte wineaustralia.com

fonte wineaustralia.com

 

Con la Cina è oggi in vigore l’accordo ChAFTA, grazie al quale le tariffe d’ingresso del vino australiano sono via via diminuite, a partire dal 2015, fino a essere azzerate il primo gennaio di quest’anno (ne abbiamo parlato qui). La Cina è uno dei mercati più importanti per l’industria vinicola australiana, il numero degli esportatori che operano verso questa destinazione è cresciuto vertiginosamente negli ultimi 10 anni: erano 427 nel 2008 e sono oggi 2003, mente il volume del vino australiano che ha raggiunto la Cina continentale è cresciuto nello stesso periodo dai 150.000 hl del 2008 (per un valore di 73 milioni di AUD) fino a 1,63 milioni di ettolitri registrati nel 2018 (per un valore di 1,03 miliardi di AUD; +7% in volume e +22% in valore vs 2017).

Lo scorso anno 3,5 milioni di ettolitri di vino australiano hanno raggiunto l’Unione Europea, destinazione che per fatturato vale 596 milioni di AUD (quasi 373 milioni di euro). Il vino australiano in ingresso è sottoposto a una tariffa che va da € 0,13 a €0,15 per litro, dazio che accomuna l’aussie wine a gran parte del vino in arrivo in EU. Nel giugno del 2018 sono state avviate le procedure per la negoziazione di un accordo di libero scambio tra Unione Europea e Australia (si veda qui), mentre a gennaio, e in vista della Brexit, la stessa Australia ha siglato un accordo commerciale di continuità con il Regno Unito.

Con gli Stati Uniti, che nel 2018 hanno acquistato vino dall’Australia per 1,61 milioni di ettolitri e 424 milioni di AUD, vige dal 2005 l’accordo di libero scambio AUSFTA, e dunque il vino australiano in ingresso non paga dazio.

Vi è il libero scambio e tariffa zero anche con il Canada, grazie al CPTPP (Comprehensive and Progressive Agreement for Trans-Pacific Partnership), un vasto accordo entrato in vigore lo scorso 30 dicembre, che coinvolge, oltre a Canada e Australia, anche Sultanato del Brunei, Cile, Giappone, Malesia, Messico, Perù, Nuova Zelanda, Singapore, Vietnam. Le esportazioni di vino australiano in Canada hanno totalizzato nel 2018 il volume di 740.000 hl e il valore di 209 milioni di AUD.

Tra l’Australia e la Nuova Zelanda vige dal 1983 l’accordo di libero scambio ANZCERTA, che esonera il vino australiano dal dazio del 5% cui sono sottoposti i vini provenienti da altri paesi

Grazie all’accordo JAEPA l’aussie wine in bottiglia paga un dazio d’ingresso in Giappone del solo 5,6% (mentre i vini di paesi che non hanno accordi commerciali pagano un dazio del 15%). L’accordo è entrato in vigore nel 2015 e step by step porterà a zero la tariffa d’ingresso nel 2021. Verso il Paese del Sol Levante è stato invito lo scorso anno vino australiano per 55 milioni di AUD, valore record e in crescita del 17% sul 2017.

FEB

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