La Ue fa centro (America)

Presto in vigore l’accordo di libero scambio commerciale: giù le barriere doganali sui prodotti manifatturieri, della pesca e dell’agricoltura. Via libera anche al riconoscimento di oltre 200 indicazioni geografiche della Ue. Per le cantine un risparmio di 6 milioni di euro l’anno

Si va verso l’accordo di libero scambio tra Unione europea e Centro America. Con il commercio a fare da punto nodale dell’Accordo di associazione che i Ventisette sono ora chiamanti a ratificare attraverso la procedura di co-decisione sancita dal Trattato di Lisbona, che vede coinvolti il Consiglio e il Parlamento europeo. Non appena approvato, l’Accordo con Costa Rica, El Salvador, Guatemala, Honduras, Nicaragua e Panama, che prevede vantaggi anche per il settore vinicolo, rafforzerà l’integrazione economica tra le due regioni, aprendo i rispettivi mercati e contribuendo allo sviluppo del business e degli investimenti.

Tra le finalità dichiarate, anche quelle di incrementare i benefici per i cittadini e di promuovere lo sviluppo sostenibile, all’interno di un perimetro geografico che in termini di scambi bilaterali raggiunge una dimensione economica di 12 miliardi di euro l’anno.

 

Via le barriere…

Più in dettaglio, il trade agreement prevede l’eliminazione delle tariffe doganali sui prodotti manifatturieri, della pesca e dell’agricoltura. La liberalizzazione riguarderà il 69% dei flussi di interscambio attualmente esistenti tra le due regioni, per un risparmio, in termini di minori dazi per gli esportatori europei, valutato in 87 milioni di euro.

Il capitolo agricolo e alimentare, rileva ancora Bruxelles, sancisce l’eliminazione delle tariffe su un’ampia gamma di prodotti. Disponendo, tra l’altro, la piena liberalizzazione degli scambi, con l’entrata in vigore dell’Accordo, anche sul circuito dei vini e delle bevande alcoliche. In quest’ambito – spiega la Commissione europea – gli operatori del Vecchio continente potranno ottenere un risparmio di circa 6 milioni di euro l’anno in minori dazi doganali.

 

… e gli ostacoli di varia natura

Vantaggi, insomma, su tutti i fronti. Anche se l’abolizione delle tariffe non rappresenta l’unico beneficio introdotto dall’Accordo. Saranno infatti rimossi ostacoli tecnici agli scambi commerciali attraverso procedure semplificate e norme armonizzate in grado di agevolare la libera circolazione delle merci, anche attraverso regole più trasparenti in materia di etichettatura.

Sancita inoltre la tutela dei diritti di proprietà intellettuale, industriale e commerciale, con l’estensione ai paesi del Centro America del riconoscimento e della protezione per oltre 200 indicazioni geografiche della Ue.

L’Unione europea, dicono le statistiche, è il secondo partner commerciale dell’America centrale dopo gli Stati Uniti (escludendo ovviamente il commercio intra-regionale), con una quota pari ad oltre il 9% dei flussi di interscambio.

I principali esportatori dell’area verso il mercato Ue sono stati, nel 2010, il Costa Rica (54%), l’Honduras (22%) e il Guatemala (12%), mentre l’Europa destina prevalentemente le proprie merci a Costa Rica, (36%), Guatemala (28%) e El Salvador (15%). Farmaci e autoveicoli sono i principali prodotti esportati del made in Europe, mentre le importazioni si concentrano sulle derrate agricole (caffè, banane e ananas) e sui microchip.

 

Gli scambi vinicoli

Nel comparto vinicolo l’interscambio, che avviene sostanzialmente in un’unica direzione, si è tradotto nel 2010 in un flusso di esportazioni da parte dei Ventisette per un valore di 14,2 milioni di euro. Un importo che, con un balzo in avanti del 33% a distanza di un anno, ha permesso di recuperare buona parte delle perdite sperimentate nel 2009, quando l’export   delle cantine europee, a causa della crisi economica globale, si era ridotto nell’area a meno di 10,7 milioni di euro.

La Spagna, tra i Paesi partner, è il principale esportatore di vini in Centro America, seguito da Francia e Italia. Nel 2010 Madrid ha inviato nell’area prodotti vinicoli per un controvalore di 6,3 milioni di euro. Un fatturato che si rapporta ai 4,3 milioni di Parigi e ai 2,7 milioni dell’enologia tricolore. In un conteggio di dodici mesi che ha però assegnato alle cantine d’Oltralpe la migliore performance in termini di crescita, con un progresso del 52% su base annua che si confronta con il +29% dell’Italia e con il +24% circa della Spagna.

Nella lista degli esportatori, seppure a parecchie spanne di distanza dal trio di testa, figurano sia la Germania che il Portogallo, con fatturati rispettivamente di 614 e 145 mila euro nel 2010.

Da segnalare il rafforzamento della quota di mercato dei vini francesi, che l’anno scorso hanno superato il 30% di incidenza sul totale delle etichette Ue, dal 26,4% del 2009. Ha ceduto invece più di tre punti percentuali la Spagna (dal 47,6 al 44,4%), mentre l’Italia ha limitato le perdite a pochi decimi di punto, posizionandosi al 19,3% di quota, dal 20% tondo dell’anno precedente.

Export di vini comunitari in Centro America (euro)

Panama prima meta

Metà delle esportazioni vinicole comunitarie (corrispondenti ad oltre 7 milioni di euro di giro d’affari) raggiungono la meta panamense, con lo stato del Canale che figura anche in prima posizione, tra i sei paesi del Centro America, nel ranking dei consumatori, con più di 6 milioni di litri l’anno, secondo il Wine Institute californiano.

Con 4,8 milioni di litri, sempre riferiti ai consumi, il Costa Rica si piazza al secondo posto, concentrando un altro 20% circa delle importazioni di vini dalle cantine europee (l’equivalente di 2,8 milioni di euro). A poca distanza il Guatemala, dove le esportazioni dei Ventisette raggiungono i 2 milioni e mezzo di euro (il 18% del totale dell’area). Anche in questo caso la classifica rispecchia quella dei consumi, con le statistiche che, alla nazione più popolosa del Centro America, assegnano un volume di 2,3 milioni di litri.

Con 830.000 euro spesi nel 2010 per l’acquisto di prodotti enologici europei, El Salvador è il quarto Paese importatore, seguito dall’Honduras, con 620.000 euro circa, e dal Nicaragua, con poco più di 240.000.

 

 

Italia e Costa Rica, un buon feeling

Da rilevare che in Costa Rica, secondo i dati dell’Eurostat, l’Italia è in assoluto il primo esportatore vinicolo tra i partner Ue, davanti a Spagna e Francia, con un fatturato di oltre 1,1 milioni di euro nel 2010. Un mercato, quello del Costa Rica, non solo in forte espansione, ma anche tra i più promettenti dell’area, dove è la domanda legata ai flussi turistici (2 milioni di individui l’anno) che rappresenta il principale traino alle importazioni di vini.

Secondo l’Usda, il dipartimento dell’Agricoltura statunitense, il mercato locale promette di crescere ulteriormente anche sul piano qualitativo, considerando che già da qualche anno, nei supermarket del Costa Rica, le vendite di vini si concentrano nella fascia di prezzo compresa tra gli 8 e i 20 dollari la bottiglia.

La ratifica dell’Accordo di associazione tra l’Ue e il Centro America potrà dare naturalmente un forte impulso alle vendite e consolidare la leadership delle cantine italiane. Considerando che ad oggi sono gli alti dazi all’importazione a rappresentare il principale freno allo sviluppo del settore. L’altro grande ostacolo è rappresentato dalla concorrenza dei produttori latinoamericani, favoriti dalla vicinanza geografica. Con i vini cileni, in particolare (di un certo rilievo anche la presenza degli esportatori argentini) che, oltre a primeggiare in Costa Rica, mantengono la leadership nel mercato panamense, grazie alla leva competitiva e all’ottimo rapporto qualità/prezzo.

 

In pillole

Le importazioni di vini europei in Centro America (.000 di euro, 2010)

 

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