Irlanda: crescita boom per i vini, ma la crisi frena la corsa

Un mercato ultradinamico, che ha sperimentato però una fase di forte contrazione a cavallo tra il 2008 e il 2009, nel pieno della crisi economica globale. Dal Nuovo mondo il maggiore impulso alle vendite

Ad oggi la dimensione del mercato vinicolo in Irlanda è valutata attorno ai 77 milioni di litri, in base a una recente stima Euromonitor. Un dato che, dopo il crollo del 2009, ha riportato le vendite sui livelli pre crisi, senza tuttavia rilanciare il giro d’affari.

Se in termini quantitativi – spiega un’analisi dell’Istituto del commercio estero spagnolo – si è infatti assistito a un recupero dei volumi persi durante il ciclo recessivo, lo stesso non può dirsi per il fatturato, che ha mantenuto al contrario una dinamica negativa anche nel 2010, scontando la debolezza dei consumi finali.

Quello che in sostanza si è verificato, in un Paese profondamente segnato dallo shock finanziario del 2008/09 (l’Irlanda è nel gruppo delle nazioni, insieme a Grecia e Portogallo, che ha dovuto ricorrere agli aiuti del Fondo europeo salva Stati e del Fondo monetario internazionale per fronteggiare il dopo crisi, ndr), è stato un riposizionamento dei vini, tutti o quasi di importazione, su fasce di prezzo inferiori, in un contesto competitivo in cui hanno agito congiuntamente diversi fattori. Da un lato la difesa delle quote di mercato da parte dei produttori, soprattutto extraeuropei, e dall’altro le pressioni delle grande distribuzione organizzata che ha esercitato, anche attraverso politiche di sconti e promozioni, una forte azione calmieratrice sul versante dei prezzi.

 

Si allunga la lista dei fornitori

L’anno scorso il valore del mercato vinicolo nel Paese gaelico, che conta 4 milioni e mezzo di abitanti, si è attestato attorno a 1,3 miliardi di euro, facendo segnare rispetto al 2009 una contrazione di oltre il 4%. Si è invece notevolmente allungata la lista dei Paesi fornitori, in un mercato che sta riservando particolari attenzioni ai vini del Nuovo mondo, soprattutto di provenienza australiana, neozelandese e cilena, la cui quota ha ormai raggiunto il 70% delle vendite complessive.

Prima della crisi – spiega ancora l’analisi – il mercato del vino in Irlanda era cresciuto a ritmi molto sostenuti, avanzando a un tasso medio annuo del 15% dal 2000 fino al 2008.

Diverse le ragioni di questa escalation: il forte aumento dei redditi medi registrato fino al 2007 – con un balzo in avanti del 50% in sei anni del Pil pro capite irlandese – e il boom del canale Horeca, conseguente alla crescita delle condizioni economiche. Con i ristoranti, in particolare, che hanno contribuito a consolidare i consumi e le conoscenze enologiche tra gli abitanti della Tigre Celtica.

Di pari passo si è assistito a un forte ampliamento delle referenze trattate nei punti di vendita della grande distribuzione organizzata. Ma anche a un crescente interesse verso il mondo vinicolo, mostrato soprattutto dalle nuove generazioni, e a un forte impulso della comunicazione, che ha contribuito a diffondere la conoscenza e la cultura del vino e le proprietà salutistiche legate a un consumo moderato.

 

La segmentazione dei consumi

Per tradizione è la birra, tra gli alcolici, la bevanda più diffusa tra gli irlandesi. Le stime di Euromonitor attribuiscono alla “bionda” una quota di mercato attorno al 50%, con l’ultimo dato, relativo al 2010, che attesta il giro d’affari a poco più di 3 miliardi euro, la metà circa dei 6,1 miliardi indicati per l’insieme delle bevande alcoliche.

Da evidenziare che dopo una crescita sperimentata fino al 2007, anche il mercato della birra ha subito, con la crisi economico-finanziaria, un forte ritracciamento, proseguito fino al 2010, anno che ha chiuso i battenti con una flessione del fatturato dell’8,5%.

Una caduta – sottolinea l’Istituto del commercio estero spagnolo – decisamente più accentuata rispetto a quella del vino, che ha limitato invece le perdite a un -4,4% tra il 2009 e il 2010. Con la quota di mercato che si è portata nel frattempo al 21%, superando, seppure di poco, quella di liquori e superalcolici, che insieme rappresentano il 20% del fatturato. Un altro 7% del beverage, limitatamente agli alcolici, fa invece riferimento al sidro, segmento che nel 2010 ha ceduto il 4,7% sempre in termini di vendite, accusando, anno su anno, una flessione leggermente più marcata rispetto a quella dei superalcolici, scesi del 4,5%.

 

Australia batte tutti

Quanto all’offerta, in mancanza di cantine locali in grado di realizzare volumi significativi di produzione, il mercato vinicolo in Irlanda è appannaggio quasi esclusivo dalle etichette di importazione.

In base ai dati elaborati dall’Irish wine association, organismo che riunisce buyer e distributori del settore, tra il 2000 e il 2009 le vendite di vini, distinte per paesi di origine, hanno subito grossi stravolgimenti. La Francia, che a inizio decennio era leader incontrastato con una quota di mercato di oltre il 23%, è scivolata in terza posizione al 13% scarso. Il primato è passato all’Australia, che dal 16,7% del 2000 è balzata oltre il 25%. Con il secondo miglior piazzamento ancora in capo a un produttore del Nuovo mondo, rappresentato dal Cile, la cui quota, sempre in rapporto alle vendite complessive di vino, si è arrampicata fino al 22,4%, dal 15% circa del 2000.

 

Vendite di vini in Irlanda per paesi d’origine    
  Litri Quota di mercato
Paesi 2000 2009 Var. % 2000 2009
Australia 6.750.000 16.828.353 149,3% 16,70% 25,50%
Cile 6.021.000 14.782.554 145,5% 14,90% 22,40%
Francia 9.387.000 8.513.172 -9,3% 23,30% 12,90%
Usa 5.688.000 7.853.238 38,1% 14,10% 11,90%
Sudafrica 2.988.000 4.883.526 63,4% 7,40% 7,40%
Spagna 2.313.000 4.553.559 96,9% 5,70% 6,90%
Italia 3.474.000 3.563.649 2,6% 8,60% 5,40%
Nuova Zelanda 369.000 2.111.787 472,3% 0,90% 3,20%
Germania 1.062.000 1.649.844 55,4% 2,60% 2,50%
Argentina 864.000 659.934 -23,6% 2,10% 1,00%
Portogallo 675.000 263.979 -60,9% 1,70% 0,40%
Altri 28.341 17.271 -39,1% 0,10% 0,00%
Totale 40.356.000 65.993.562 63,5% 100,00% 100,00%

Mantengono la quarta posizione le cantine statunitensi, che hanno però ceduto oltre 2 punti percentuali in termini di peso relativo, attestandosi al 12% scarso di quota.

L’Italia, che era in quinta posizione a inizio decennio, è scesa invece al settimo posto nel ranking, con il 5,4% attuale che si rapporta all’8,6% del 2000.

Dietro gli Usa, figurano nell’ordine Sudafrica e Spagna. La classifica prosegue con Italia e la Nuova Zelanda, a loro volta davanti a Germania, Argentina e Portogallo.

Da rilevare, che tra il 2000 e il 2009 le vendite di vini in Irlanda sono cresciute, nel complesso, di un robusto 64%, avanzando a un tasso medio annuo di oltre il 7%.

Più che raddoppiati i volumi dei marchi australiani e cileni. Anche se la migliore performance l’hanno archiviata le cantine neozelandesi che hanno aumentato di quasi sei volte le vendite.

Tra i fornitori europei retrocedono la Francia, di oltre 9 punti percentuali, e il Portogallo, che ha perso più del 60%. La Spagna, tra i partner Ue, è il Paese che ha messo a segno invece il miglior risultato. Mentre le etichette italiane sono cresciute di un magro +2,6%, performance decisamente modesta se confrontata con il balzo in avanti del 55% registrato dalle cantine tedesche.

 

Le importazioni

Per quanto attiene alle importazioni, dalla lettura dei dati ufficiali relativi al 2010 emerge, a volume una crescita del 17,6% rispetto all’anno precedente, per un totale di 71,8 milioni di litri. Un risultato riconducibile all’ottima performance delle etichette australiane, cilene e neozelandesi. Gli ultimi dodici mesi hanno riservato al contrario un bilancio negativo alle cantine francesi e italiane, che in termini quantitativi hanno subito riduzioni rispettivamente del 5 e del 19%.

Anche in termini monetari le importazioni hanno chiuso il 2010 con un aumento complessivo di oltre il 17%. La Francia, prima per dimensione del fatturato, ha messo a segno un progresso del 6%, spingendosi oltre i 43 milioni di euro. Ha perso terreno invece l’Italia, al quarto posto, che ha ridotto nel 2010 il giro d’affari di circa il 16% (da 23,5 a meno di 20 milioni di euro). Australia e Cile, rispettivamente in terza e quarta posizione, hanno potuto al contrario consolidare le vendite, crescendo a tassi rispettivamente del 30 e del 15%. Balzo record per la Nuova Zelanda, che ha raddoppiato i ricavi, in un’annata rivelatasi positiva, sul piano del ritorno economico, anche per i produttori spagnoli e tedeschi.

Importazioni di vini in Irlanda

 

  .000 di euro Litri
Paesi 2009 2010 Var. % 2009 2010 Var. %
Francia 40.703 43.271 6,3% 9.960.802 9.500.111 -4,6%
Australia 31.108 40.632 30,6% 9.886.747 12.186.987 23,3%
Cile 33.098 38.044 14,9% 12.247.080 13.735.623 12,2%
Italia 23.571 19.828 -15,9% 7.247.500 5.868.158 -19,0%
Nuova Zelanda 9.147 18.890 106,5% 2.158.546 4.080.232 89,0%
Spagna 17.287 17.892 3,5% 4.380.022 4.901.719 11,9%
Germania 11.764 13.402 13,9% 5.175.798 6.359.350 22,9%
Sudafrica 9.044 9.409 4,0% 3.695.531 3.853.159 4,3%
Regno Unito 8.184 7.344 -10,3% 1.699.686 2.596.870 52,8%
Usa 5.306 4.987 -6,0% 1.638.112 1.383.100 -15,6%
Totale 198.451 232.501 17,2% 61.083.300 71.835.256 17,6%
Fonte: Cso, Ufficio statistico irlandese        

 

 

Che cosa chiede il mercato

Analizzando più da vicino le caratteristiche del mercato vinicolo irlandese, in relazione al colore emerge ancora una prevalenza, seppure minima, dei rossi e rosati, al 51% di quota, contro il 49% dei bianchi. Nel 2010 i vini rossi (esclusi i rosati) hanno però ceduto 3 punti percentuali, scendendo dal 50 al 47%.

Tra le diverse tipologie distinte per vitigni, tra i bianchi il primato per consumi spetta allo Chardonnay al 34% di quota nel suo segmento di colore. Seguono Sauvignon Blanc (31%) e Pinot grigio (5%), entrambi in forte espansione, mentre nel comparto dei rossi guadagnano consensi lo Shiraz (36% circa) e il Malbec, che copre però una quota minoritaria, a scapito del Merlot e del Cabernet Sauvignon.

Da segnalare che i vini a denominazioni d’origine rappresentano nel complesso oltre il 45% delle vendite. Cresce il peso delle Igt, soprattutto tra i bianchi, mentre perdono posizioni i vini da tavola.

Tra il 1990 e il 2009, sempre il relazione al solo comparto vinicolo, è raddoppiato in Irlanda il numero dei bevitori di sesso femminile, balzati al 55% di quota, mentre per fasce d’età prevale in assoluto la classe 25-44 anni.

Forte l’attenzione riservata al fattore prezzo, associato alla qualità, che ha decretato il successo dei vini del Nuovo mondo. Ma anche la presentazione, in particolare un’etichetta attraente con informazioni sull’origine e sulla qualità dei vini, è un elemento tenuto in grande considerazione.

La ripartizione delle vendite per classi di prezzo vedono una prevalenza della fascia 7-8 euro a bottiglia nel segmento dei rossi e 10-11 euro in quello dei bianchi.

Ancora contenuta l’incidenza dei vini di fascia alta, con le bottiglie oltre i 14 euro al 2,5% di quota tra i rossi e allo 0,7% tra i bianchi.

Secondo una recente rilevazione della Nielsen il prezzo medio di una bottiglia di vino in Irlanda si attesta, al consumo, attorno agli 8,60 euro. Mentre per gli spumanti il valore sale a 12,20 euro.

 

Vendite di vini in Irlanda per classi di prezzo  
(quote % di mercato)      
  2009 2010
  Rossi/rosati Bianchi Rossi/rosati Bianchi
Meno di 7 euro 5,0% 4,9% 5,3% 5,4%
Da 7 a 8 euro 29,4% 29,8% 29,6% 29,7%
Da 8 a 9 euro 9,5% 9,4% 9,4% 9,3%
Da 9 a 10 euro 20,3% 22,0% 20,1% 22,2%
Da 10 a 11 euro 23,9% 29,8% 23,9% 30,0%
Da 12 a 14 euro 9,4% 3,3% 9,2% 2,7%
Oltre 14 euro 2,5% 0,8% 2,5% 0,7%
         
Fonte: Eurmonitor        

 

I canali di vendita

In relazione ai diversi canali di vendita, l’extra domestico (hotel, ristoranti, pub e altri) raggiunge in Irlanda una quota pari al 20% a volume e al 44% in valore. Le ultime tendenze rivelano comunque una flessione dell’extra-door, a fronte di una crescita del canale retail (supermercati, discount, negozi specializzati e altri), che rappresentano nel complesso l’80% dei volumi e il 56% del fatturato al consumo.

Il progressivo consolidamento della grande distribuzione organizzata all’interno del tessuto distributivo locale, seguito a una massiccia campagna di investimenti da parte della catena britannica Tesco, ha favorito, anche nel comparto vinicolo, un rapido sviluppo delle private label, con i marchi del distributore che raggiungono attualmente una quota di mercato attorno al 26%.

Quanto agli importatori, l’elevato numero dei buyer e degli operatori del trade (se ne contano approssimativamente 250) determina in Irlanda una forte polverizzazione dell’offerta a monte del canale retail Si tratta di imprese di dimensioni medio-piccole, generalmente monomandatarie, che nella maggior parte dei casi operano in esclusiva con produttori di un solo paese di origine.

 

Alte imposte sull’alcol

Da evidenziare il peso rilevante delle imposte locali sulle importazioni di alcolici. Per i vini il balzello, che varia in funzione del grado alcolico (l’imposta arriva a un massimo di 2,854 euro la bottiglia, nel caso dei vini oltre i 15 gradi, e di 3,934 euro per gli spumanti), raggiunge uno dei più alti livelli nella Ue, superiore anche a quello di Regno Unito e Danimarca. Elevata inoltre l’aliquota Iva, che in Irlanda è fissata attualmente al 21%.

 

Sezione: Dai Mercati. Tag: consumi, importazioni, mercato e vendite. Area Geografica: Irlanda.

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