Importazioni mondiali: situazione a settembre

L’anno si avvia alla conclusione con pochi segnali “forti”. I grandi mercati stanno alla finestra, mentre la Cina riparte timidamente, anche se l’Italia resta al palo. Sul fronte spumanti, a una Germania ormai satura, fa da contraltare una piazza britannica dove la crescita è ancora forte, ma si paga a caro prezzo. In Russia, intanto, le cisterne spagnole fanno fuori mezzo mondo

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I primi nove mesi dell’anno sanciscono una certa stazionarietà dei mercati mondiali. Sul fronte dell’imbottigliato, Usa e Germania vedono cali a volume e deboli crescite a valore, attorno al 2%, mentre il mercato britannico – per lo meno quello che fa affari con la Francia – deve ancora smaltire l’onda lunga dell’austerity cinese, rassegnando un -10% sui valori e imponendo ai fornitori tagli dei prezzi piuttosto marcati: -7% l’Italia, -10% la Spagna, per non parlare del -30% per Bordeaux.
Esente da dinamiche particolarmente “corrosive” il Canada, anche se le crescite sono attorno al 2%, mentre si segnala la (pur debole) ripresa del mercato cinese, dopo un inizio d’anno disastroso. Qui però l’Italia continua a sottoperformare in maniera preoccupante, mentre hanno buon gioco cileni e spagnoli. Anche il mercato di vicinanza, Hong Kong, non brilla per clamorosi sbalzi, se non il fatto che si segnala l’irruzione di pesanti forniture di imbottigliato (riexport per lo più) dalla Cina, divenuta terzo fornitore a valore.
Il Giappone continua a essere penalizzato dall’andamento della propria valuta, che forza gli importatori a fare i salti mortali per mantenere gli acquisti in linea con l’anno passato. Anche qui, come in Cina, grazie ad accordi di libero scambio già in atto, sono i cileni a godere degli aumenti maggiori in termini volumici. Scia, quella degli accordi bilaterali, che stanno cercando di seguire gli australiani, sia con Tokyo – dove gli effetti si vedranno nei prossimi sette anni – sia soprattutto con Pechino, dove il protocollo appena siglato farà piazza pulita di dazi e imposte nel giro di quattro anni.

Altro mercato incerto è la Russia, dove oggi pare che l’Italia stia tenendo, ma che si avvia a una fase di iperprotezionismo che va ben al di là del contingente scontro con l’Europa. Restando sul vino come prodotto a sé, l’allarme rosso non è ancora scattato, visto che quando sentono l’aria pesante gli importatori locali incominciano a fare scorta di prodotto. E questo dalle statistiche non si nota ancora. Di sicuro, le schermaglie con Bruxelles, se continueranno, potrebbero farsi sentire nel corso del prossimo anno, visto che il bando sull’agroalimentare europeo sta incominciando a far sentire gli effetti sulla ristorazione. E se vanno a ramengo i ristoranti, il vino estero segue a ruota.

 

Importazioni vini in bottiglia – Gennaio settembre 2014

 

Veniamo allo spumante, che pare l’unica voce a non sentire crisi. Tutti i grandi mercati – eccezion fatta per quello tedesco, andato in oversaturazione, anche da prodotto interno – registrano crescite robuste. Quello che deve far riflettere però è il prezzo pagato a questa crescita, e segnatamente dai nostri produttori su uno dei mercati più “assorbenti”, il Regno Unito: qui un litro di Prosecco se ne sta andando via a 2,66 sterline al litro, ovvero -16% rispetto all’anno scorso. Ma sotto di questo, c’è tutta una polveriera di prodotto comune che oggi non supera le 2 sterline (ovvero -53%).

 

Importazioni vini spumanti – Gennaio settembre 2014

Le variazioni percentuali si intendono sul corrispondente periodo del 2013. Sulla colonna valori, il dato è stato omogeneizzato in US$: per Germania, UK, Svizzera, Giappone, Canada e HK, si è lasciata la variazione annua originale calcolata sulla valuta locale

 

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