Il paradosso della vendemmia 2012

A sorpresa, secondo Agea, l’Italia ha prodotto a 45,6 milioni di ettolitri, il 2% in più rispetto al 2011. Doveva essere l’annata più scarsa di sempre e invece… O qualcosa non torna nelle stime prevendemmiali, oppure c’è dell’altro. Molto inquietante

Che ci sia qualcosa che non torna nei dati della produzione italiana 2012 non v’è ombra di dubbio. Dove questo qualcosa non torni, sembra una missione impossibile scoprirlo. Secondo i dati delle dichiarazioni di produzione raccolte da Agea, il totale nazionale, sorprendentemente, è situato a 45,6 milioni di ettolitri, il 2% in più rispetto al 2011. Nessun calo, nessun minimo storico, come avevano annunciato tutte le previsioni vendemmiali, compresa quella effettuata da UIV e Ismea a settembre, che fissava il dato produttivo attorno ai 40 milioni. Numero che il ministero delle Politiche agricole, stabilendo la stima ufficiale a 41,6 milioni di ettolitri (-7%), ha poi trasmesso a Bruxelles a gennaio, quando la Commissione fa la prima ricognizione della vendemmia europea.

Noi il dato lo avevamo da Vinitaly, ma per ovvie ragioni di mercato abbiamo atteso a tirarlo fuori fino a oggi perché un mese fa le organizzazioni di categoria, una volta presa visione del documento, hanno chiesto tramite il Mipaaf chiarimenti ad Agea. L’ente pagatore, trascorso il mese, ha risposto che il dato è quello. E quello il Mipaaf ha inviato a Bruxelles per il consuntivo. Non essendoci più motivo di tenere riservata la cosa, visto che prima o poi la Commissione lo avrebbe divulgato, lo possiamo offrire ai nostri lettori, mettendolo però a paragone sia con le stime pre-vendemmiali effettuate con Ismea (Assoenologi e altri soggetti non erano andati poi così distanti), sia con alcuni ricalcoli fatti in proprio da noi in quel mese che Agea si è presa per rifare i suoi di conteggi. Abbiamo fatto un po’ di verifiche, interpellato enti pagatori regionali, come Lombardia e Veneto, ottenuto il dato produttivo altoatesino, che per Agea era quasi scomparso, e alla fine, gratta gratta, siamo arrivati almeno a pareggiare, con un totale di 44 milioni di ettolitri. Che sia questa poi la cifra che più si avvicina al vero, non possiamo mettere la mano sul fuoco.

 

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Però un paio di considerazioni vanno fatte. Si possono fallire le previsioni vendemmiali, questo è più che ovvio. Però, passare da un’annata tragica come quella preventivata a una addirittura in crescita ce ne passa. Non avremmo dubitato del dato Agea se dentro quei conteggi non vi fossero – come appunto il piccolo ma significativo caso altoatesino – evidenti lacune. E se ci sono lacune in un punto, si è portati a dubitare di tutto l’insieme. Come la Puglia, data sotto il 15-20% e miracolosamente resuscitata da Agea, che l’ha portata in pari. Si può dubitare anche dell’Abruzzo, del Veneto, che da un calo prevendemmiale del 12% passa a un +6%, oppure ancora del dato del Friuli, balzato da -20% a stazionario. Insomma, le anomalie lungo lo Stivale sono tali e tante che qualcosa non ha funzionato nel sistema delle dichiarazioni di produzione.

Al di là della boutade del vino feccioso con cui alcuni funzionari tentano di spiegare le difformità (ma se c’era il feccioso quest’anno, c’era anche l’anno scorso, e quindi il saldo è sempre quello), qualcuno negli ambienti amministrativi suggerisce che in alcune regioni dove la discrasia è clamorosa il dato possa essere “inquinato” da mosto estero, segnatamente spagnolo. Da cui si deduce che alcuni si sono comprati prodotto in nero per poi andarlo a dichiarare in chiaro. Tutto può essere, ma come spiegazione è un po’ fragile. Meglio forse provare a chiedersi quanta uva da tavola è stata impiegata là dove i vigneti da tavola sono belli rigogliosi, e magari provare quest’anno a stringere meglio i controlli in loco. Perché se le stime servono a qualcosa, è proprio di indicare come potrà essere l’annata, e se le spie indicano carenza di prodotto, gli enti di controllo è bene che si attrezzino, concentrando l’attività ispettiva in certe zone a rischio (le conoscono tutti quali sono) e per un certo periodo.

Questo ci eviterebbe di presentarci in maniera così poco coerente di fronte ai nostri partner comunitari: la Spagna e la Francia hanno “sforato” le previsioni di pochi punti percentuali, ma comunque sono partite da stime al ribasso e quelle hanno mantenuto. Ma soprattutto ci evita di andare a dire in giro per il mondo che siamo sotto media produttiva e che i prezzi aumenteranno, quando poi pochi mesi dopo ci rimangiamo le parole. Tra qualche mese, con quale credibilità i produttori andranno in giro a dire “quest’anno c’è meno o più prodotto”?.

Qualcuno, negli ambienti ministeriali, ha suggerito ai vari soggetti di coordinarsi meglio quando si tratta di fare previsioni vendemmiali. Ma anche se l’anno scorso noi, Assoenologi e tutti gli altri ci fossimo coordinati, sempre un dato al ribasso avremmo avuto, perché era chiaro l’andamento stagionale a cosa avrebbe puntato. E poi, coordinarsi con cosa? Con il dato ufficiale che esce ad aprile in modo da adeguare la stima a quello? Beh, tanto vale non fare previsioni e aspettare l’Agea. Ma fino a quel tempo gli operatori che fanno?

 

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