Giovani, export e formazione, ecco su cosa punta il vino italiano

Ministro, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato e rappresentanti del Sistema Vino Italia a confronto a Festareggio. Condivisione di strategie e consapevolezza di operare in un settore di successo. Intanto si attende l’arrivo del testo unico

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di Matteo Marenghi

 

Festareggio, Reggio Emilia. L’Italia del Vino tra patrimonio culturale e mercati è stato il titolo dell’incontro tenutosi a Reggio Emilia in occasione di Festareggio. Voluto dalla senatrice locale del PD, Leana Pignedoli, vicepresidente della Commissione Agricoltura del Senato, ha visto dialogare il Ministro dell’Agricoltura Maurizio Martina con il presidente di Unione Italiana Vini Antonio Rallo, quello di Federvini Sandro Boscaini e di Cantine Riunite-Civ Corrado Casoli. L’incontro è stato moderato da Federico Quaranta di Decanter.

Semplificare e sburocratizzare

“Con il ‘Testo Unico del Vino’ – ha esordito Leana Pignedoli – siamo a buon punto di un lavoro che ci ha impegnati per due anni; ora il testo è alla Camera e in settembre sarà portato in aula. Questo testo rappresenta un grande salto di qualità che unisce i provvedimenti normativi nazionali armonizzandoli con quelli europei, eliminando doppioni e confusione ed aggiornando tutte le norme alle nuove esigenze. Abbiamo anche lavorato alla digitalizzazione delle procedure”.
Per il ministro Maurizio Martina l’esperienza vitivinicola oggi può essere la forza dell’agroalimentare italiano nel mondo. “Rimangono grandi problematiche – ha precisato – ma risultati raggiunti e potenzialità sono favolosi. L’internazionalizzazione, la qualità, l’aggiornamento  l’innovazione delle aziende sono obiettivi già raggiunti. Abbiamo messo in moto processi (registro unico, testo unico del vino, controlli, …) virtuosi, che occorre portare a compimento”.

Gli ‘assi’ italiani

“Riguardo l’export – ha esordito il presidente di Federvini Sandro Boscaini – noi abbiamo il compito di mantenere nel tempo il successo del vino italiano. Non giova la situazione geopolitica generale; ad esempio l’embargo della Russia (anche se non direttamente indirizzato al vino) ha fiaccato pesantemente il nostro agroalimentare. Altri paesi in difficoltà sono quelli dell’America del Sud, per colpe di crisi e del protezionismo. La Cina è sempre una ‘promessa’ ma c’è ancora tanto da fare. Altro capitolo riguarda la sensibilizzazione dei giovani nelle scuole, perché il vino è un patrimonio nazionale che anzitutto va capito e conosciuto, prima che consumato! Da noi il legame vino e territorio sa raccontare storie molto più solide ed affascinanti che in altri paesi del mondo!”

Attenzione anche al mercato domestico

“Il nostro – ha proseguito Antonio Rallo, presidente UIV – è un paese intriso di cultura del vino, però negli ultimi 15 anni abbiamo perso il 40% del consumo interno. Perdiamo consumatori abituali perché è cambiato il modo di bere ed oggi le dosi giornaliere di pro capite sono molto moderate. Occorre aggiornare la nostra capacità quindi di intercettare ed interagire con i nuovi consumatori e dobbiamo sempre ricordarci che il più grande mercato al mondo per il vino italiano rimane l’Italia. Sul fronte produttivo la sfida impellente è quella di garantire reddito ai produttori di vino: spesso i prezzi della materia prima sono troppo bassi e così è difficile far rimanere i giovani nelle vigne. Le campagne anti alcol del Nord Europa non hanno risolto il problema dell’alcolismo che in quelle zone hanno più forte che da noi; rimane fondamentale il binomio vino-dieta mediterranea. Venendo all’export oramai è acquisito che non funzionano le esperienze singole ma bisogna agire facendo sistema. Ciò vale in Cina,  dove non c’è l’aiuto della ristorazione italiana che è stato cruciale in altri paesi, ma anche negli USA, dove ci sono interi stati ancora da conquistare. L’Italia ha forza e debolezza nella dimensione (piccola) delle proprie aziende. Sul fronte del valore, le esportazioni del vino francesi danno certamente più soddisfazione delle nostre, quindi rimane molto lavoro da fare”.

Lambrusco: va bene ma …

“Abbiamo visto negli ultimi anni, e vedremo ancora nei prossimi – ha chiuso l’incontro Corrado Casoli presidente di Riunite-Civ – un aumento della superficie vitata in Emilia.  Non nascondo che siamo un po’ preoccupati per l’arrivo di tanto nuovo ettarato a Lambrusco e per questo stiamo studiando azioni a livello della cooperazione. Tuttavia il Lambrusco sta bene di salute: nel mondo, per le sue caratteristiche di vino giovane, fresco ed abboccato, è un formidabile apripista per il consumo del vino in genere. Certo esiste qualche area estera critica, non solo Brasile e Russia ma anche la Spagna, che non abbiamo approcciato correttamente e che oggi preferisce importare il nostro vino sfuso ed imbottigliarlo sul luogo. Meno performante è l’Italia, mercato dove il Lambrusco ha perso il doppio rispetto alla media dei vini italiani, colpa anche di un riposizionamento di prezzo che non sempre è stato da tutti capito”.

 

Vino italiano su Ali Baba
Chicca della serata la dichiarazione del ministro Martina, che ha detto: “firmeremo in settembre un protocollo di intesa con Ali Baba, il numero uno delle vendite on line in Cina. Il lavoro poi da fare sarà quello degli imprenditori, ma intanto l’approccio istituzionale ad uno strumento commerciale così potente apre scenari interessanti”.

 

Sezione: Italia. Tag: boscaini, casoli, festareggio, martina, pignedoli e rallo. Area Geografica: Italia. Categorie News Corriere: Aziende, Consumi, Eventi e appuntamenti, Fiere e Mercati.

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