Franco forte, spesa debole

Svizzera - Import primo semestre. L’apprezzamento della valuta elvetica sull’euro (circa il 12% nella media dei primi sei mesi) poteva offrire lo spunto alle cantine europee per rafforzare la presenza su questo facoltoso mercato svizzero. E invece le importazioni enologiche non hanno spiccato il volo

Il superfranco poteva offrire lo spunto alle cantine europee per rafforzare la presenza sul facoltoso mercato svizzero. E invece, nonostante l’apprezzamento della valuta elvetica nei confronti dell’euro (di circa il 12% nella media del primo semestre 2011, ndr), le importazioni enologiche non hanno spiccato il volo.
Attese deluse? In parte sicuramente, se non altro nel dato ancora parziale, considerando che il Paese dei cantoni, a volume, ha importato, nella prima metà di quest’anno, addirittura qualcosa in meno  rispetto allo stesso periodo del 2010 (lo 0,4%, includendo nel computo i mosti), risparmiando sul conto finale fino a 2 punti percentuali.
I dati delle Dogane svizzere attestano l’import vinicolo del semestre a 96,8 milioni di litri, per una spesa complessiva di 510,4 milioni di franchi. Riduzioni marginali che a ben vedere hanno tuttavia riguardato, principalmente, i produttori del Nuovo Mondo. A rimetterci, sul mercato svizzero, sono stati infatti soprattutto l’Australia (-36,7% a volume) e il Sudafrica (-14,7%), ma non il Cile (+20%). Anche la Francia, l’unico però tra i paesi europei che ha archiviato un risultato negativo, ha ridimensionato le spedizioni verso Berna del 7,4%. Mentre l’Italia, che vanta il primato per quantitativi esportati, ha migliorato la sua performance, ma senza strafare, con un più 3,4%. Un po’ meglio è andata finora alle cantine spagnole (+5,5%) e soprattutto tedesche (+12,9%), ma manca dai conteggi ancora tutta la seconda parte dell’anno. Arretra al contrario Lisbona (-0,3%), in un semestre con il freno tirato anche per le etichette californiane (-4,4%), con gli Usa che si confermano, comunque, leader tra i fornitori extraeuropei.
Da evidenziare che il calo, seppure marginale, delle importazioni enologiche della Svizzera ha invertito, quest’anno, il più 1,6% sperimentato nel 2010, dopo un 2009 già orientato in positivo.

Importazioni svizzere di vino – Gennaio-giugno


Fonte: elaborazioni Corriere Vinicolo su dati Dogane Svizzere via Oemv
 

Andamenti diversificati
Dai dati emergono tuttavia forti divaricazioni, negli andamenti, in funzione delle diverse tipologie di vini, con il segmento degli imbottigliati, che incide per oltre tre quarti sul fatturato, che nei sei mesi in esame ha chiuso comunque in terreno positivo, guadagnando a volume il 6%. I 48,2 milioni di litri importati fino a giugno dal Paese dello scudo crociato hanno però generato un esborso inferiore dell’1,8% ai livelli di un anno fa (390,6 milioni di franchi, dicono le Dogane). Per gli spumanti, al contrario, oltre ai volumi, che hanno toccato 5,7 milioni di litri (+7,5% rispetto ai primi sei mesi del 2010) è cresciuto anche il fatturato, balzato a 60,6 milioni di franchi (+3%).
A pesare sull’andamento generale delle importazioni è stato, invece, in maniera piuttosto evidente il comparto dei vini sfusi, con un flusso di 42,3 milioni di litri e un corrispettivo monetario di 57,3 milioni di franchi, entrambi in flessione di oltre 7 punti percentuali rispetto all’anno scorso.

Bottiglia, sprint italiano
Lo zoom sui dati relativi ai soli vini in bottiglia conferma la leadership italiana, e soprattutto l’ottima performance di questi primi sei mesi. Se nel complesso, dunque, le spedizioni di vini tricolore (34,4 milioni di litri in tutto) hanno archiviato un più 3,4%, per le etichette in bottiglia i 17,5 milioni di litri hanno comportato un progresso di quasi l’8%, seppure a fronte di ricavi inferiori del 7,4% rispetto al gennaio-giugno 2010.
Nel segmento degli imbottigliati Madrid è cresciuta dell’8,5% (anche la Spagna però ha visto gli incassi ridursi del 5,5%), mentre la Francia ha registrato a volume solo un frazionale più 0,5%, limitando tuttavia a un meno 2,5% l’impatto negativo sul fatturato.
Bilancio positivo, sempre limitatamente ai vini in bottiglia, per Portogallo (+5,5% le spedizioni fisiche) e Germania (+8,8%). Mentre da Oltreoceano premono alle frontiere svizzere i vini argentini (+14,6%) e cileni (+52,7%). Anche le bottiglie a stelle e strisce hanno potuto archiviare un risultato positivo (+8%), in controtendenza con la dinamica generale dei vini Usa, mentre ha perso vistosamente terreno l’Australia, che nel bilancio dei sei mesi ha ridotto di quasi un quarto le esportazioni verso la meta elvetica.

Importazioni svizzere di vino in bottiglia – Gennaio-giugno

Fonte: elaborazioni Corriere Vinicolo su dati Dogane Svizzere via Oemv

Sfusi e spumanti
Per quanto attiene agli sfusi, il 2011 ha confermato l’egemonia dei vini nostrani, con le cantine italiane che hanno inviato a Berna 13,2 milioni di litri (-0,2%), contro i 12,2 milioni di Parigi (-13,5%).
Il primato tricolore riguarda anche le bollicine (il sorpasso sulla Francia è avvenuto nel 2005), con gli spumanti italiani che in sei mesi hanno toccato quota 3 milioni di litri, mettendo a segno un progresso del 3%.
In generale, analizzando i trend storici, le importazioni svizzere di vino hanno mostrato nell’ultimo decennio un andamento discontinuo, con alti e bassi e un picco di 192 milioni di litri raggiunto nel 2010 (vedi grafico).
In termini monetari l’importo massimo si è toccato nel 2007, con quasi 1,2 miliardi di franchi svizzeri. Nell’ultimo triennio la spesa per le importazioni vinicole si è invece progressivamente contratta, confermando (e consolidando) la dinamica negativa nei dati ancora parziali di quest’anno.
 

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