Enovitis Business: workshop Gestione stato sanitario

Dai modelli previsionali ai robot per trattamenti personalizzati e solo sulle parti infette. L’innovazione corre veloce nella fitoiatria e per il monitoraggio dei dati in campo oramai basta lo smartphone

di Matteo Marenghi
 

La direttiva europea 2009/128/EC regola le opportunità di difesa delle colture, da qui la necessità di sviluppare tecniche di biocontrollo, di diagnostica, ma anche la robotica per le operazioni di campo e i sistemi di supporto alle decisioni. “Osserviamo inoltre – ha premesso Piero Attilio Bianco dell’Università di Milano – che c’è una crescente registrazione, nel mondo, di prodotti fitosanitari di tipo biologico, e ciò già traccia una linea di sviluppo che dovrebbe orientare il sistema”.

François Delmotte, dell’INRA di Bordeaux (Francia), ha trattato di un caso di studio su varietà resistenti alla peronospora. L’INRA sta ottenendo e testando piante resistenti non solo a peronospora ma anche ad oidio e muffa grigia. “Le piante resistenti – ha concluso Delmotte, possono quindi essere una nuova componente dei vigneti e la loro minore suscettibilità al patogeno permette di impiegare meno chimica per la protezione totale dalla malattia. Ma allo stesso tempo sconsigliamo l’impiego di sole piante resistenti in vigna e sconsigliamo anche la totale assenza di trattamenti, perché così facendo si stimolano mutazioni nel patogeno che possono poi portare ad un totale bypass della resistenza delle varietà”.

 

Monitorare i parassiti e prevederne lo sviluppo

“La sfida – ha spiegato Ilaria Pertot della Fondazione Edmund Mach – è modellizzare lo sviluppo di patogeni e parassiti, tenendo conto dei parametri ambientali e microambientali ma anche delle sensibilità varietali. I computer, uniti a potenti modalità di diffusione dei dati, offrono nuove opportunità di avere sistemi efficienti di supporto alle decisioni”. Tito Caffi dell’Università Cattolica di Piacenza ha ricordato come i modelli previsionali sono da sempre stati proposti per identificare il momento migliore per intervenire in campo. “Va tuttavia sottolineato – ha ammonito Caffi – che il modello è una rappresentazione semplificata della realtà, e pertanto è incapace di inglobare tutta la variabilità che invece la realtà comprende. Noi abbiamo sviluppato un modello previsionale per la peronospora testato in diverse aree, non solo nazionali, che poi è confluito nel DSS (decision support system) Vite.net. Facciamo parte del progetto europeo InnoVine che valuta la taratura di questi modelli e sistemi anche sulle nuove varietà resistenti”. Un altro modello per seguire lo sviluppo della peronospora su vite, malattia la cui aggressività è stabilita dall’andamento meteorologico, è stato illustrato da Silvia Toffolatti dell’Università di Milano. EPI nasce nel 1980 in Francia ed è stato via via potenziato fino all’attuale “potentiel systeme” che quantifica la potenzialità infettiva del patogeno. Caratteristica peculiare è il periodo del monitoraggio, che inizia non in primavera a ma a fine annata precedente, per tenere giustamente conto di quante oospore sono disponibili per l’inoculo. Si tratta di un modello che ha dimostrato la propria validità in areali alquanto diversi (sperimentato in tutte le aree vitate lombarde per diversi anni) e il cui utilizzo (da cantine sociali, servizi di assistenza, …) porta ad una forte riduzione del numero dei trattamenti in vigna.

 

Come impiegare i dati raccolti?

Monitorare le malattie in vigneto è cruciale, siano esse causate da agenti fungini che da insetti. Non fosse altro anche perché i disciplinari di lotta integrata permettono di trattare solo al raggiungimento di una determinata soglia, che va quindi rilevata. “Noi – ha spiegato Giovanni Bigot di Perleuve Srl – abbiamo messo a punto ‘4Grapes’, un’applicazione per smartphone e dispositivi mobili capace di monitorare le principali avversità della vite. L’app permette di raccogliere e archiviare i dati anche mentre si è in campo, appunto direttamente dallo smartphone, e di avere così sempre aggiornata la descrizione dettagliata della situazione della propria azienda o di uno o più comprensori (nel caso altri condividano i propri rilievi). Il dispositivo viene quindi usato da chi va in vigneto (tecnico, viticoltore, consulente, …) ma fornisce responsi utilizzabili anche da consorzi e servizi fitosanitari, ad esempio. Il programma infatti può restituire un dato puntuale per vigneto o una media per comune o altro comprensorio, così l’azienda può anche vedere i propri dati sullo sfondo della media di quelli del territorio (e, comparando, valutare l’efficacia della propria azione di difesa). L’app può essere scaricata gratuitamente”.

 

Steno Fontanari di MPA Solution ha invece presentato Enophit, uno strumento che permette alle comunità di viticoltori (consorzi, cantine sociali…) di divenire parte attiva nella costituzione di modelli e nella comunicazione delle strategie di difesa. Enophit è in grado di integrare dati che già esistono (dati catastali, superfici…) con altri che vanno raccolti da tecnici e viticoltori, oltre che rilevati dalle centraline meteorologiche; tutte queste informazioni, continuamente processate, affinano via via l’attendibilità dei modelli previsionali permettendo una sempre migliore efficacia dei sistemi di supporto alle decisioni.

 

Il futuro è dei robot e di internet 4.0

Fabio Mencarelli dell’Università della Tuscia (Viterbo) ha sottolineato l’importanza del proximal sensing, cioè di rilievi effettuati vicino alla vite e non dall’alto. Ci sono progetti in atto che impiegano robot a terra in grado di rilevare i dati della vite, soprattutto stati fisiologici (ad esempio stress idrico), sia tramite immagini (progetto Vinebot) sia tramite sensori infrarossi (progetto Vinerobot). Sono in pratica dei piccoli trattorini che girano, senza guidatore, nel vigneto, raccogliendo dati. Esistono anche sistemi che sfruttano i raggi X per vedere dentro alla struttura, ad esempio gli acini, restituendo immagini bi o tridimensionali (TAC). Un progetto OIGGA-INNDIFESA verte sulla sensoristica non distruttiva da applicare in vigneto, ad esempio il naso elettronico che è in grado di rilevare composti volatili collegabili alla malattia (peronospora) emessi dalla pianta al momento dell’attacco parassitario (si tratta di alcuni monoterpeni).

Altre opzioni sono poi offerte da quella branca della tecnologia che viene chiamata “internet delle cose” (internet of things) o internet 4.0, che oggi dispone di sensori veramente efficaci e a basso costo. Anche Roberto Oberti dell’Università di Milano ha parlato di soluzioni tecnologiche innovative per la difesa del vigneto. “Gli inoculi da cui evolvono le epidemie – ha premesso Oberti – si diffondono da focolai discreti e puntiformi, pertanto, avere tecnologie in grado di rilevare i primi sintomi e indirizzare la difesa solo sui focolai di inoculo, può fermare le diffusione della malattia con forte riduzione dei costi e della contaminazione ambientale. Un progetto europeo ha sondato l’automazione di trattamenti mirati a focolai di oidio su vite tramite l’impiego di un robot con un braccio che funziona da ‘distributore intelligente’. Nel suo peregrinare in vigna il robot acquisisce i dati, per immagine, e li trasferisce al braccio che tratta in maniera selettiva le piante. È solo un prototipo ma ha esaurientemente dimostrato che si può convenientemente investire in questa direzione”.

Qui la playlist con le interviste agli operatori e ai referenti scientifici che hanno partecipato alle varie sessioni di Enovitis Business

 

Sezione: Promozione. Tag: enovitis business, simei 2015 e stato sanitario vigneto. Area Geografica: Italia. Categorie News Corriere: Fiere e Viticoltura.

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