Enovitis Business: workshop Gestione chioma e radici

Le tecniche di gestione della vite si sono arricchite di nuove opportunità, sia per l’evoluzione meccanizzata di modalità tradizionali, sia per raggiungere effetti “secondari” di rilevanza nel rapporto con l’ambiente. Nessuna ricetta, ma strumenti modulabili

di Matteo Marenghi

 

“Bene ragionare di pianta e non solo di chioma – ha esordito Stefano Poni dell’Università Cattolica di Piacenza – come invece un po’ troppo si è fatto negli ultimi tempi, e sempre più bisogna tenere conto, oltre che dei diversi ambienti di coltivazione, anche dei cambiamenti climatici in atto. Solo successivamente si apre il capitolo relativo all’importanza degli interventi in verde per favorire anche l’adattabilità a modelli enologici prefissati”.

“Gli adattamenti della vite – ha spiegato Manfred Stoll della Geinsenheim University (Germania) -sono possibili tramite le forme di allevamento, le densità ad ettaro, la potatura e in generale le decisioni gestionali, raccolta inclusa. Di certo si riscontra una forte variabilità in vigneto cui una volta si sopperiva con gestioni personalizzate pianta per pianta, mentre oggi occorre mettere a punto sistemi a basso impatto di gestione, soprattutto nel segmento viticolo destinato ai vini quotidiani. Ad esempio in Germania i livelli di acidità dei mosti stanno decrescendo di pari passo con l’aumento delle temperature. Poi ci sono effetti su danni da muffa grigia che sono differenti al variare del periodo di cimatura (più tardiva la cimatura più sani sono i frutti), oppure l’impatto dell’orientamento dei filari per cui, mentre per i fenoli l’esposizione al sole dei grappoli rimane basilare, bisogna tuttavia proteggere le bacche dalle scottature, una volta inesistenti alle nostre latitudini. La luce è fondamentale anche per la formazione degli aromi (terpeni). Relativamente alla raccolta occorre favorire la permanenza dei grappoli sulla pianta vendemmiando in epoche non anticipate, in quanto la migliore maturazione è quella che procede lentamente. Certo che si tratta di strategie che vanno adattate ad ogni situazione ed occorrono piante dotate di una buona plasticità”.

 

Interventi in vigna

“Le vie più seguite di intervento in vigna per mitigare l’effetto del clima – ha spiegato Alberto Palliotti dell’Università di Perugia – riguardano tecniche che sfruttano meccanismi di competizione nutrizionale; induzione di stress fotosintetici calibrati; uso di fitoregolatori. Nelle prime si trova la defogliazione tardiva meccanizzata, oppure la prepotatura meccanizzata e rifinitura tardiva (dopo il germogliamento) che fa sviluppare due tipi di grappoli (a sviluppo normale e ritardato) con riduzione del numero di acini per grappolo, maggiore acidità del mosto e aumento di antociani. La produzione invece cala di un 20% circa. È una tecnica interessante per diminuire la produzione, e permette, se applicata a una sola parte dell’azienda, di non avere una maturazione simultanea. Al secondo gruppo appartiene invece l’impiego di antitraspiranti, per ridurre gli scambi gassosi e quindi la perdita di acqua, ma anche l’entrata della CO2 per l’attività fotosintetica. Si applicano un mese prima della vendemmia e portano alla riduzione dell’alcolicità dei vini di 1,2° circa, anche se cala un po’ la concentrazione di antociani. Al terzo gruppo è da ascrivere infine l’uso delle auxine sintetiche”.

 

Sempre un occhio al terreno

“Il ruolo delle radici, fondamentale per il benessere della pianta – ha ricordato Diego Tomasi del Crea di Conegliano – non è dettagliatamente conosciuto e indagato. I periodi di accrescimento radicale sono in primavera e dopo la raccolta, periodo nel quale, per aumentare le riserve prima dell’inverno, può essere utile una concimazione. In suoli sbancati l’attività microbiologica è ridotta della metà ed anche le caratteristiche del vino mutano (peggiorano), pertanto la gestione del terreno è fondamentale così come l’impiego di portinnesti adatti. Per l’irrigazione contano anche distanza e profondità dalle radici delle ali gocciolanti interrate, mentre suoli compattati ed asfittici hanno sempre un impatto negativo sulla pianta”. “Per quanto attiene la nutrizione – ha proseguito Mauro Schippa di Haifa – è da tempo noto come la vite abbia asportazioni di elementi nutritivi caratterizzate sia da una media annuale sia da picchi di massimo assorbimento: ci sono possibilità di trattamenti fogliari ma è indubbio che bisogna concimare anzitutto la radice. Anche le esigenze idriche si caratterizzano per valori medi annuali e per fasi fenologiche in cui il loro apporto è cruciale. La fertirrigazione permette di superare alcune criticità della concimazione minerale (carenza, eccesso, retrogradazioni, dilavamento, …) e nello stesso tempo, con l’irrigazione a goccia, l’apparato radicale è più efficiente e sviluppato nella porzione di terreno interessata dagli interventi”. Sulla stessa linea Matteo Pasqualato di Irrigazione Veneta. “La microirrigazione – ha detto Pasqualato – oggi è fondamentale nella gestione del vigneto e non va considerata, se correttamente impiegata, una forzatura. Le ali gocciolanti possono essere superficiali o interrate, e nei nostri ambienti generalmente il loro impiego inizia a luglio e poi può essere ripreso a fine ciclo per favorire l’accumulo di sostanze di riserva nelle piante. Tuttavia esigenze idriche possono già manifestarsi a giugno nel caso di primavere siccitose”.

 

Modelli viticoli per la pianura e la collina

Le forme di allevamento devono dare un equilibrio vegeto-produttivo che possa, a costi sostenibili, determinare qualità e giusta produttività. E le opzioni sono tantissime. “Il nostro gruppo – ha spiegato Riccardo Castaldi di CEVICO – si è focalizzato su due opzioni: il cordone speronato e quello libero. Il cordone speronato è diffuso in tutto il mondo, è qualitativo ed è meccanizzabile. Il cordone libero è diffuso in California, Australia, Francia meridionale e certe aree nazionali. È una struttura semplificata, necessita solo di un palo e un unico filo ma cruciale è mantenere l’assurgenza della chioma (si adatta a vitigni a portamento assurgente e buona fertilità basale). È totalmente meccanizzabile, per cui si attua una prepotatura meccanica più una rifinitura manuale, e fondamentale risulta la cimatura (interventi frequenti, da 2 a 6 l’anno, con piccoli tagli ripetuti). È quindi un sistema che presenta un costo di realizzazione e gestione inferiore di gran lunga a quello di altri (cordone speronato e Guyot) in quanto non abbisogna di scacchiatura né palizzatura”.

 

Qui la playlist con le interviste agli operatori e ai referenti scientifici che hanno partecipato alle varie sessioni di Enovitis Business

Sezione: Promozione. Tag: enovisit busines, gestione chioma e simei 2015. Area Geografica: Italia. Categorie News Corriere: Fiere e Viticoltura.

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