Decreto liberalizzazioni, i provvedimenti per l’agroalimentare

Il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, ha illustrato le novità per il comparto. In particolare sono state previste nuove misure finanziare a supporto del settore: lo stanziamento di risorse per attivare contratti di filiera e la costituzione di un “fondo credito” per agevolare l’accesso delle imprese ai finanziamenti bancari

Roma. “La filiera alimentare è troppo lunga e complessa, riconosce poco valore alla produzione, poco alla trasformazione, e troppo valore aggiunto alla distribuzione, talvolta anche a causa di comportamenti censurabili”. Così ha esordito il ministro delle Politiche agricole, Mario Catania, nel corso della conferenza stampa del 24 gennaio scorso a Roma, nel corso della quale ha illustrato i provvedimenti normativi a favore del comparto agroalimentare contenuti nel decreto legge Cresci Italia, varato dal governo il 20 gennaio. Gli interventi puntano sostanzialmente al rilancio degli investimenti nel comparto e a una maggiore trasparenza nei rapporti di filiera. Eccoli punto per punto.
 

Trasparenza nelle relazioni commerciali
Per rimediare alle problematiche che affliggono gli anelli più deboli della filiera, la prima misura presentata dal ministro è stata quella che modifica la disciplina delle relazioni commerciali in materia di cessione di prodotti agricoli e agroalimentari. Tale norma prevede l’obbligo della forma scritta per i contratti che abbiano come oggetto la cessione di tali beni, e la fissazione del termine massimo di pagamento a sessanta giorni per i prodotti non deteriorabili, ridotto a trenta giorni per quelli deteriorabili. “L’intervento – ha puntualizzato il ministro – ha l’obiettivo di aumentare la trasparenza nei rapporti di filiera, e di evitare pratiche vessatorie in cui operatori forti impongono a operatori più deboli transazioni che non prevedono la stipula immediata di un contratto scritto, né la definizione del prezzo, né un limite temporale al differimento dei pagamenti. Pratica, quest’ultima, che mette spesso produttori e imprese di trasformazione in serie difficoltà finanziarie”.
 

Niente più fotovoltaico a terra
La seconda misura illustrata dal ministro Catania riguarda il divieto di accesso agli incentivi statali per gli impianti fotovoltaici con moduli collocati su terreni agricoli, facendo salve le autorizzazioni in corso. Una misura che impedisce, di fatto, che altri terreni agricoli siano sottratti alla destinazione d’uso per la produzione alimentare. Nello stesso tempo il decreto prevede l’innalzamento degli incentivi per gli impianti costruiti sulle serre, che vengono equiparati a quelli realizzati sugli edifici.
“Ero fortemente contrario al fotovoltaico sui terreni agricoli – ha precisato Catania – e in sede di Consiglio dei Ministri si è deciso di intervenire in maniera radicale. La disincentivazione del fotovoltaico sui terreni agricoli avrà come effetto secondario quello di calmierare il mercato degli affitti, che proprio a causa del moltiplicarsi di questi impianti di produzione, sta evidenziando segnali di tensione”.
 

Dismissione dei terreni demaniali
Il decreto varato dal Consiglio dei Ministri riscrive le regole già poste dalla legge di stabilità dello scorso novembre per la dismissione dei terreni del demanio pubblico, abbassando la soglia del consentito ricorso alla trattativa privata a 100.000 euro e prolungando il vincolo di destinazione d’uso agricolo a venti anni, invece dei cinque previsti in precedenza. “Inoltre – ha aggiunto il ministro – il provvedimento non sarà più applicato una tantum, ma sarà rinnovato annualmente, prevedendo altresì che possano essere gli agricoltori stessi a individuare e richiedere l’acquisto di terreni demaniali situati, ad esempio, nelle immediate vicinanze dei propri o addirittura confinanti”.
 

Investimenti e accesso al credito
Le ultime due norme varate sono quelle dedicate al supporto finanziario del comparto agroalimentare. La prima prevede lo stanziamento di risorse, quantificabili in 250-300 milioni di euro, destinate all’attivazione di “contratti di filiera”, ossia al finanziamento di programmi integrati d’investimento che coinvolgano contestualmente imprese di produzione, trasformazione e commercializzazione di prodotti agricoli. La seconda norma, denominata “fondo credito”, prevede la costituzione di un deposito che avrà lo scopo di agevolare le imprese ad accedere ai finanziamenti bancari, per contrastare la carenza di liquidità e consentire la realizzazione di investimenti cofinanziati da risorse comunitarie, in particolare quelli relativi ai Programmi di sviluppo rurale.

“Per un deciso rilancio del comparto servirebbero maggiori risorse – ha riconosciuto il ministro Catania in chiusura di conferenza stampa – ma l’attuale quadro finanziario, obiettivamente, non ci consente di fare di più. Il nostro lavoro proseguirà comunque con lo studio di misure a salvaguardia del made in Italy e, già dal prossimo Consiglio dei ministri, con il varo di normative volte a diminuire gli adempimenti che gravano sulle imprese; prima fra tutti una norma che impedisca agli uffici amministrativi di chiedere alle imprese informazioni di cui la pubblica amministrazione già dispone”.

 

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