Dalla Cina per toccare con mano le realtà vitivinicole italiane d’eccellenza

La visita-studio è stata organizzata da Asiapromotion e Unione Italiana Vini, in particolare, ha coordinato l’appuntamento tecnico tenutosi presso i Vivai Cooperativi Rauscedo. Protagonisti un gruppo di manager e tecnici cinesi, guidati dall’agronomo Shen Ziyun

Cinesi in vcr 1

Di Adriano Del Fabro

Una delegazione ufficiale cinese, proveniente dalla regione di nordovest dello Sinkiang, ha visitato le realtà vitivinicole italiane d’eccellenza. La visita di studio era organizzata da Asiapromotion che ha chiesto la collaborazione di Unione Italiana Vini per l’approfondimento dello studio di nuove varietà. L’Associazione ha quindi coordinato l’appuntamento tecnico tenutosi presso i Vivai Cooperativi di Rauscedo (Pordenone). Il gruppo di manager e tecnici cinesi, guidati dall’agronomo Shen Ziyun, sono saliti nell’importante realtà del nordest italiano dopo essere passati per Napoli, Firenze, Bologna e Torino con l’obiettivo di approfondire le conoscenze tecniche sulla filiera uva-cantina-vino.

A Rauscedo sono stati accolti dal direttore di Vcr, Eugenio Sartori che ha illustrato, brevemente, la storia e la situazione attuale dell’azienda, leader mondiale del vivaismo viticolo. Nati nel 1933, i Vcr ora commercializzano 60 milioni di barbatelle l’anno, di 4.000 tipi di vite diversi. Nel 1965 è stato avviato il Centro sperimentale a cui hanno fatto seguito una serie di collaborazioni scientifiche che hanno portato al sequenziamento del genoma della vite e alla messa sul mercato, a partire dal 2014, di 10 varietà di viti resistenti alla peronospora, all’oidio e al freddo. Caratteristica di particolare interesse per il clima cinese. Infatti, in molte regioni (Sinkiang compresa), l’escursione termica è molto elevata: si passa dai +45 °C dell’estate ai -35 °C della stagione fredda. Nello Sinkiang (territorio amministrativo con una dimensione pari all’intera superficie dell’Italia), finora, si coltiva già la vite, soprattutto le varietà da tavola. Ma c’è una discreta volontà delle autorità cinesi a sviluppare pure la viticoltura da vino.

“Da parte nostra – ha ricordato Sartori – siamo presenti in Cina dal 1989 e, da alcuni mesi, siamo l’unico operatore vivaistico italiano autorizzato a esportare in quel Paese. Un Paese dove le barriere d’entrata delle piantine sono talmente rigide da portare quasi allo scoraggiamento commerciale”.

Al termine della presentazione, la delegazione cinese è stata accompagnata a visitare il magazzino di Vcr, alcuni impianti, i laboratori e l’azienda sperimentale.

 

 

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