Come proteggere il vino che viaggia in nave

Un convegno a Firenze organizzato da JF Hillebrand ha fatto il punto sui rischi di contaminazione, surriscaldamento e umidità ai quali sono sottoposti i container e ha proposto alcune soluzioni. Dal software VinRoute per tracciare il percorso delle bottiglie e conoscerne le condizioni di viaggio, a Vinliner, sacco protettivo da porsi all'interno del container

Oggi il 90% dei trasporti via mare viene effettuato in container. Si calcola che attualmente nel mondo ci siano circa 15 milioni di container per merce secca e soltanto 1 milione mezzo di container refrigerati. A partire dal 2009, la loro produzione è crollata, e quindi il parco container di cui disponiamo comincia ad essere piuttosto vecchio. Ma a chi appartengono questi container? Per un 40-50% appartengono ai vettori, per un 20-30% vengono noleggiati a breve termine (ossia per meno di un anno) e per un altrettanto 20-30% vengono noleggiati a lungo termine, ossia per 2-3 anni. La vita di un container è di 15-18 anni, ma non esiste la possibilità di conoscere cosa abbiano trasportato. In altre parole, non esiste una loro tracciabilità, e lo stesso container che oggi trasporta il vino di un produttore italiano magari ha portato scarpe, deodoranti e altre merci.

Di tutti i rischi di contaminazione, di surriscaldamento e di umidità ai quali sono sottoposti i container nei loro viaggi per mare si è parlato a l’11 dicembre a Firenze nel corso di un convegno organizzato da JF Hillebrand, l’azienda di logistica che opera dal 1844 nel settore dei trasporti internazionali di bevande e che dispone di 45 uffici nel mondo.  In Italia ha sede appunto a Firenze e possiede un magazzino di 9000 metri quadrati al porto di Livorno. All’incontro hanno portato i saluti anche il vice sindaco di Dario Nardella e il dirigente dell’Area Serivizi di Promozione della Camera di Commercio Gerri Martinuzzi. La Hillebrand era rappresentata dal suo amministratore delegato Loris Mainardi, dalla sales manager Mascia Giannetti, dall’area manager Gavin Herman e dal direttore dei New Services Pierre Corvisier, che ha lungamente illustrato fin nei dettagli tutti i rischi e le possibili soluzioni del trasporto vino via mare.

Fino agli anni Ottanta, si riteneva che bastasse stivare il vino sotto il livello di navigazione per assicurare una temperatura accettabile di trasporto. Oggi soltanto il 55% dei container è stivato sotto coperta, mentre il restante 45% viene trasportato sul ponte. Per altro, tutte le navi sono ormai a doppio scafo, e l’azione refrigerante dell’acqua marina è da considerarsi praticamente nulla.

Ma questo non è l’unico cambiamento avvenuto negli ultimi 20-30 anni, perché i tempi di navigazione si sono allungati a causa della decisione delle compagnie di risparmiare carburante riducendo la velocità delle navi. Inoltre non esistono quasi più trasporti effettuati con una sola nave, perché in genere le merci vengono depositate in grandi porti di stazionamento e da lì vengono trasbordate su navi più piccole. Questo comporta tempi di attesa anche di 7-10 giorni nei così detti porti hub e, a seconda del clima locale, rischi di surriscaldamento o – al contrario – di eccessivo raffreddamento per le merci trasportate.

Secondo Robert Parker, circa il 10% del vino importato negli Stati Uniti risulta alterato dal trasporto o dallo stoccaggio. Esiste poi uno studio sud africano che ha dimostrato che solo il 4% del vino trasportato via mare non risulta sottoposto a temperature superiore ai 21°C, mentre il 50% addirittura arriva ai 30°C anche per 72 ore consecutive. Se le navi sono piccole le condizioni sono inoltre destinate a peggiorare.

 

Rischi di inquinamento dei container

Ma torniamo un attimo ai container e ai rischi di inquinamento che questi comportano. Non essendo possibile stabilire cosa abbiano trasportato nel corso della loro vita, il vino – ma soprattutto le botti e i tappi – possono trovarsi a contatto con agenti inquinanti di varia natura. Esistono naturalmente modi di disinfettare i container, come la vaporizzazione, ma in India e in altri paesi si procede ancora con il metodo della fumigazione, che uccide insetti e batteri, ma allo stesso tempo sprigiona composti che vengono assorbiti dal metallo dei container.

Insomma, i rischi del trasporto del vino via mare sono molteplici, e per questo la JF Hillebrand ha studiato e messo a punto alcuni sistemi all’avanguardia che servono a scongiurare gran parte di questi rischi. Insieme a un’azienda che si occupa di meteorologia, la Hillebrand ha sviluppato un software denominato VinRoute con una banca dati che raccoglie tutti i porti di carico, di scarico e di trasbordo. Attualmente la banca dati contiene un totale di circa 60.000 combinazioni possibili tra porti e 1.100 città che funzionano da centri di raccolta del vino e altre 960 città dove invece normalmente si spedisce. In questo modo il sistema permette di conoscere i tempi e le condizioni atmosferiche che caratterizzeranno l’intero viaggio del vino dal luogo di partenza fino a quello di destinazione. Per fare un esempio pratico, per un vino che da Montecarotto deve arrivare a Seattle, partendo dal porto di Genova e arrivando a quello di Los Angeles via Panama per essere poi trasportato su gomma a Seattle, il software VinRoute fornisce dati su temperatura e umidità delle tre tratte Montecarotto-Genova, Genova-Los Angeles e Los Angeles-Seattle. In questo modo, il cliente viene informato sulle condizioni di viaggio e gli vengono offerte delle possibilità di scelta.

 

Vinliner, sorta di sacco protettivo

Ma oltre al software, la Hillebrand ha sviluppato Vinliner (nella foto), che è una sorta di sacco protettivo da porsi all’interno del container. Il sacco è realizzato in tessuto di politilene metallizzato in alluminio, in modo da riflettere il calore e respingerlo verso le pareti del container. Essendo ermetico preserva da umidità, da odori e da contaminazioni e allo stesso tempo riduce l’impatto dello shock termico. Gli esperimenti hanno dimostrato che VinLiner è in grado di mantenere la temperatura a livelli accettabili per il vino, e che isola la merce dall’umidità. Il materiale è sicuro ed è stato certificato dalla Food & Drug Administration. Prodotto per la prima volta nel 2008, il Vinliner è ormai alla sua quinta versione, e si può montare in soli cinque minuti all’interno del container. I costi di un VinLiner della misura di 40 piedi si aggirano intorno ai 500 dollari. Il Vinliner non può essere riutilizzato, ma in genere gli importatori e trasportatori riescono a usarlo nuovamente a protezione delle casse di vino stoccate nei magazzini o in viaggio su gomma.

La presentazione avvenuta a Firenze fa parte di un lungo tour che la JF Hillebrand ha iniziato in tutto il mondo per promuovere VinLiner e per far conoscere le soluzioni messe a punto per proteggere al massimo il vino che viaggia per nave, che come abbiamo visto di rischi ne corre e non pochi.

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