Che vino è se la vite è malata?

Secondo una ricerca della WSU, i vini prodotti da viti sintomatiche del virus responsabile dell’accartocciamento fogliare hanno minor gradazione alcolica e presentano una minor quantità di pigmenti polimerici e di antiociani

Una ricerca multidisciplinare condotta presso la Washington State University (WSU) ha indagato gli effetti sulla chimica del vino del virus GLRaV, responsabile del Grapevine leafroll disease (GLD), nota anche come malattia dell’accartocciamento fogliare.

Lo studio, pubblicato sulla rivista scientifica PLos ONE (si veda qui), ha messo a confronto campioni di vino prodotto da uve provenienti da viti sane con quello prodotto da uve provenienti da viti affette da GLD.

Sono stati esaminati tra i 750 e gli 800 campioni per ognuna delle due tipologie. Le analisi si sono protratte per tre stagioni in modo da evidenziare eventuali differenze in anni più caldi o più freddi.

Nel vino prodotto con uve provenienti da viti affette da GLD è stato riscontrata in media un significativa diminuzione della gradazione alcolica e della presenza di pigmenti polimerici e di antiociani, rispetto al vino prodotto con uve non sintomatiche. Queste caratteristiche sono più pronunciate nei vino prodotto con uve cresciute nelle stagioni più fredde. Secondo quanto ipotizzato da Naidu Rayapati, virologo e docente di patologia vegetale presso la WSU, ciò deriva dal fatto che nelle stagioni più calde l’uva matura più velocemente e il virus GLRaV ha meno tempo per diffondersi.

 

FEB

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