Brexit: urge un accordo chiaro e condiviso sugli scambi di bevande alcoliche

Quattro tra le più importanti associazioni di categoria del settore hanno presentato al Consiglio europeo un documento programmatico: no ai dazi e si preservi da subito il riconoscimento reciproco delle denominazioni e delle pratiche enologiche

In occasione del quinto ciclo di negoziati sulla Brexit tra Unione europea e il Regno Unito, cominciato nelle scorse settimane, quattro delle più importanti associazioni di categoria europee del settore alcolici, Wine and Spirit Trade Association (WSTA),  Scotch Whisky Association (SWA)spiritsEUROPE e Comité Européen des Entreprises Vins hanno siglato un documento programmatico d’intesa sugli scambi di bevande alcoliche, presentato ai ministri e ai capi di Stato riunitisi a Bruxelles gli scorsi 19 e 20 ottobre.

Al Consiglio europeo, riunitosi nel formato UE27, si chiede prima di tutto di affrontare urgentemente, e prima che scadano i termini imposti dall’articolo 50 del Trattato di Lisbona,  il tema del commercio di bevande alcoliche tra l’Europa e l’uscente Regno Unito. E’ necessario, infatti, che si trovi nel più breve tempo possibile un accordo chiaro, che preservi la libera possibilità di scambio tra i due blocchi (senza che ci siano dazi di frontiera e altri costi) e che si garantisca una concorrenza leale, così da mantenere la fiducia dei consumatori.

Non trovare un accordo condiviso sarebbe ora inaccettabile e pregiudicherebbe un mercato che vale ogni anno 2,9 miliardi di euro tra vino e liquori  inviati dall’Europa continentale all’UK e di altri 2,3 miliardi di euro che viaggiano in senso opposto.  Altro tema chiave è quello della necessità di preservare l’armonizzazione della legislazione di settore circa le pratiche di vinificazione e distillazione, le denominazioni e il riconoscimento reciproco delle indicazioni geografiche.  Il testo completo del documento condiviso si può leggere qui.

FEB

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