Asti e Moscato, uno di qua l’altro di là

Hanno origine nello stesso vigneto ma poi prendono strade diverse. L’Asti vende in Europa, il Moscato parte per gli Usa dove impazza la Moscatomania. Consorzio e produttori puntano sulla comunicazione per valorizzare un’eccellenza italiana

Nella rubrica Focus Territori, sul n. 22 del Corriere Vinicolo (4 giugno 2012), si parla di Asti e di Moscato. Bruno Donati ha intervistato presidente, direttore, e vicepresidente del Consorzio dell’Asti Docg e sentito il parere di alcuni produttori per fare il punto della situazione in un momento felice ma in cui il successo deve essere gestito.
Giorgio Bosticco, direttore generale del Consorzio, ci dice che oggi il vigneto sta producendo il massimo. Il Consorzio aspetta un’analisi di mercato, commissionata alla Nielsen, per stabilire quale sarà la nuova superficie vitata. Riguardo ai consumi, quello di Asti è nettamente europeo: su 82 milioni di bottiglie il 58% è consumato in Europa (Russia compresa), il 19% in Italia, il 18% negli Usa e il restante 5% tra Asia e Oceania. Numeri meno grandi per il Moscato d’Asti con 26 milioni di bottiglie ma, soprattutto, ben diversa la destinazione nei mercati: le Americhe assorbono il 50% della produzione, l’Italia il 19%, il resto dell’Europa il 26%, il 5% l’Asia. Negli Stati Uniti siamo in clima di “Moscatomania”, fenomeno che però – spiega Bosticco – deve essere analizzato nei dettagli: il mercato di riferimento per i Moscati in USA è quello del Moscato californiano con 30 milioni di litri prodotti; il Moscato d’Asti, pur essendo qualitativamente superiore e collocandosi nella fascia di prezzo Premium, occupa solo una nicchia del mercato, l’11%. Sono dunque necessarie mirate strategie di comunicazione che attirino ancora di più il consumatore americano che sta culturalmente passando dalla birra a qualcosa di più evoluto e di moda.
Il nuovo presidente del Consorzio, Gianni Marzagalli, annuncia le basi sulle quali vuole improntare la sua presidenza: unità nella filiera e lavoro di squadra con l’obiettivo di valorizzare un prodotto oggi sotto le sue potenzialità economiche e di percezione. Nei progetti del neopresidente anche quello di rimettersi in contatto con quelle grandi aziende, Martini & Rossi, Gancia, Fontanafredda, che erano uscite dal Consorzio, allo scopo ridurre all’interno di un normale dibattito le contrapposizioni del passato e tornare a lavorare insieme.
Promuovere l’unità tra gli attori in gioco è l’intento dichiarato anche dal nuovo vicepresidente del Consorzio, Gianluigi Biestro.
L’articolo raccoglie poi le voci di diversi produttori e in una vetrina da New York scopriamo che là il Moscato d’Asti va fortissimo, nei ristoranti top, all’Hard Rock Café, a Eataly e perfino nelle case dei Marines. Popolarissimo anche tra i rapper che lo cantano in musica.

Articolo completo sul Corriere Vinicolo n. 22 del 4 giugno 2012

Sezione: Italia. Tag: asti docg, Consorzio dell’Asti Docg, moscato d'asti e moscatomania. Area Geografica: Piemonte. Categorie News Corriere: Consumi e Mercati.

Related posts

Commenta questo articolo

Top