Ancora troppo poca Cina nei nostri conti

Poco è cambiato nella composizione del portafoglio export nel 2014: l'Ue si conferma prima destinazione a valore, seguita dal continente americano. Quindi l’aggregato extra Ue. L'Asia al 7%, di cui Cina-HK solo il 2%

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Come abbiamo visto in un precedente articolo (leggi), l’export italiano ha chiuso un 2014 tutt’altro entusiasmante: 5,1 miliardi di euro (+1,4%), 20,2 milioni di ettolitri (+0,8%). L’unico comparto in grande salute è la spumantistica, che ha raggiunto il nuovo record assoluto (840 milioni di euro), mentre il segmento bottiglia ha vissuto l’anno senza troppi entusiasmi, accusando perdite sul segmento frizzanti e una certa stabilità sui vini fermi. Sfusi invece in drastico ridimensionamento sul fronte valore (-17%), vittime dello tsunami spagnolo.

Poco è cambiato nella composizione del nostro portafoglio clienti: per macroaree, restringendo ai vini in bottiglia e spumanti, l’Unione europea si conferma prima destinazione a valore, con un aumento del 5% (2,4 miliardi di euro), seguita dal continente americano (+3% a 1,4 miliardi). Quindi l’aggregato extra Ue (comprensivo di Paesi per noi strategici, come Svizzera, Russia, Norvegia), che però chiude l’anno a zero, l’Asia, che chiude a un magro +2%, e infine Oceania (+11%) e Africa (+9%).

 

 

Per quote, la metà del valore generato dal nostro export si fa ancora in Unione europea, anche se il peso è leggermente diminuito nel corso degli ultimi 15 anni: 5 punti in meno, passati all’extra Ue, che nel frattempo è arrivato all’11% sul totale. Gli altri aggregati invece vedono il Nordamerica (Usa + Canada) stabili attorno al 30%, e l’Asia impallata al 6-7% di quota, di cui solo il 2% relativo a Cina + Hong Kong. Dal 2000 Cina e Hong Kong, pur crescendo, hanno guadagnato solo 2 punti di quota, restando complessivamente marginali sull’andamento delle nostre esportazioni (un 2% che tra l’altro è rimasto praticamente fermo dall’anno in cui è stato raggiunto, il lontano 2011).

 

 

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